Comboni, in questo giorno

In questo giorno (1877) ha l’ultima udienza presso Pio IX malato
Alla Società di Colonia, 1866
Pregate perché il nostro santo e venerato Padre Pio IX viva fino a vedere il trionfo della Chiesa, di cui egli è Capo glorioso, e che possa contemplare anche il felice inizio dell’Opera della rigenerazione dell’Africa

Scritti

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N° scritto
Destinatario
Segn. (*)
Provenienza
Data
61
Pio IX
1
Cairo
5.1861
A PIO IX

RICHIESTA DI FACOLTA' PER BENEDIRE PARAMENTI SACRI

ACR, A, c. 21/18 n. 12





5.1861
62
Pio IX
1
Cairo
5.1861
A PIO IX

RICHIESTA DI FACOLTA' PER CELEBRARE

ANTE AURORAM E POST MERIDIEM

ACR, A, c. 21/18 n. 13



5.1861



63
Don Felice Perlato
0
Lonigo
5. 6.1861
A DON FELICE PERLATO

BCV, sez. Carteggi, b. 131 (Netti-Perlato)



Rev.do Sig.r Rettore!

Lonigo, 5/6 = 61 9 pom.
[620]
Con mio sommo dispiacere mi dimenticai stasera di avvisare D. Bricolo che mandi per me un supplente domani e venerdì. E' tutta mia colpa. Per giovedì mi lusingo che l'affluenza di Preti di campagna supplirà per me; ma per venerdì, giorno del SS. Cuor di Gesù ho scongiurato D. Bricolo che mandi un supplente. Domando scusa Sig.r Rettore. Vado sempre in Emmaus: ma è malattia cronica io temo.


[621]
Domani adunque prego, senza nominar me, che mandi il sacrista da D. Bricolo per un Prete. Ma lo prego di non dire a nessuno che io sono a Lonigo, - fuori di città, e meno al sacrista; perché è cosa combinata con D. Bricolo; e guai se lo sapesse D. Mazza!

Rinnovando le mie scuse e preghiere, nei SS. Cuori di G. e M. mi dichiaro



Di Lei affz.mo Ser.

D. Daniele Comb.






64
Card. Alessandro Barnabò
0
Verona
8. 7.1861
AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'

AP SC Afr. C., v. 7, ff. 168-170v



Verona, 8 luglio 1861

Eminentissimo Principe!
[622]
Debbo candidamente confessare la mia colpevole trascuratezza nell'aver tardato fino ad oggi a dare a V. Em. R.ma ragguaglio del mio viaggio in Oriente: né l'essere stato per oltre un mese fortemente indisposto in causa dei disagi sofferti nel passato inverno, né le molte occupazioni che mi aggravano, sono ragioni sufficienti per giustificare la mia negligenza. Perciò imploro caldamente dalla bontà di V. Em.za R.ma un benigno perdono.


[623]
Ottenuta a Roma una valida raccomandazione presso il Console Generale inglese d'Egitto, ai primi di gennaio p.p. giunsi in Cairo, ove trovai felicemente il Prov.o Ap.co dell'Africa Centrale D. Matteo Kirchner, col quale ho conferito su tutto ciò che bramava l'Em.za V., che n'avrà avute poi dal medesimo informazioni in proposito. Io poi ho continuato il mio viaggio fino ad Aden, ove a grande stento potei fare acquisto di sette ragazzi neri provenienti dalle vaste tribù dei Gallas, trascelti da me fra altri sedici con gran sollecitudine; a beneficio dei quali, non ostante la grande inimicizia ed antagonismo che regnava fra il Governatore Inglese ed il P. Giovenale da Tortosa Prefetto Ap.co di quella Missione, mi riuscì di guadagnare la confidenza e l'amicizia del primo, che m'accordò quanto desiderava per proteggere l'assunta tutela dei giovani, e munirli di regolari passaporti e sudditanza inglese.


[624]
Essendo poi a quell'epoca passata da Aden la Fregata a vapore francese il Du Chayla, mi feci ardito d'implorare da S. Eccellenza il Baron Gros Ambasciatore straordinario della Francia nella Cina il passaggio gratis per me ed i sette ragazzi da Aden fino a Suez; il che mi fu gentilmente accordato dal degno rappresentante di quella Nazione, che è la vera protettrice del Cristianesimo in Oriente. Giunto a Cairo, e presentata a S. Ecc. Colgahoon Console Generale di S. M. Britannica in Egitto la raccomandazione procuratami a Roma da Lord John Pope Hennesy, ricevetti una lettera raccomandatizia, colla quale il Console Generale inglese, nemico dell'Opera del P. Olivieri, ordinava a S. Ecc.a Sir Sidney Smith Launders, Console Inglese d'Alessandria pegli affari commerciali, di fare le pratiche necessarie col Pascià, allo scopo di proteggere il passaggio de' miei giovani all'Europa. In due giorni combinai ogni cosa e con Sydney Smith e con Rashid Pascià Governatore d'Alessandria. Ma giunto la mattina del 6 marzo al porto, per imbarcarmi sul vapore francese, che dietro la gentile interposizione del Console generale francese d'Egitto, mi dovea trasportare con tutti i giovani per soli 420 franchi fino a Genova, fui con tutti i giovani arrestato alla Dogana.


[625]
E' inutile che riferisca minutamente a V. Em.za gli ostacoli, il sequestro, e l'aspro dibattimento che io sostenni in nove abboccamenti che ebbi con Rascid Pascià d'Alessandria. Il governo egiziano sospettando che io fossi compagno del P. Olivieri, disprezzò le mie carte e passaporti inglesi che dichiaravano i giovani sudditi inglesi dell'Indie; il che contrastava col colore dei giovani, che furono giudicati abissinesi. Tutto il Divano del Pascià si scatenò contro di me, che sempre inflessibilmente sostenni che i giovani erano indiani. Difatti oltre alla fortuna d'averli in Aden fatti dichiarare sudditi indiani, s'aggiungeva che essi parlavano un poco la lingua indostana.


[626]
Dopo aspro conflitto fra me il Pascià, il capo della Dogana, prese la parola un Effendi impiegato egiziano, che francamente dinanzi al Pascià così favellò: "Questi giovani non sono indiani, ma abissinesi: io sono stato nelle Indie, e mai vidi gente di questo colore: gli indiani hanno color quasi bianco sul viso, mentre costoro sono neri." Al che io risposi: "tu sei stato nelle Indie, lo credo: ma le Indie sono vastissime: tu non sei stato dappertutto. Forse sarai stato appena ne' porti delle Indie, a Bombay, a Mangalore, a Madras, a Ceylon, a Calcutta; ma non sei stato nell'interno dell'Indie; non sarai stato a........ (e qui improvvisai dieci o dodici nomi inventati che certo non si trovano scritti su veruna geografia); hai ragione, mi rispose; io non sono stato nei luoghi da te nominati. Allora il Pascià stesami la mano, mi fè seder sul divano, e fatto portare il caffè e la pipa, veggo, disse che hai ragione, e che le tue carte corrispondono perfettamente alla tua parola: questi giovani sono veramente indiani; un'altra volta mi basterà la tua parola. E diede tosto ordine al capo della Dogana, che fremeva di rabbia, di lasciar passare i miei giovani d'Alessandria.


[627]
Grazie al Signore dal momento che assunsi la tutela di questi giovani in Aden, non hanno mai sofferto la più piccola indisposizione. Inoltre danno speranze di riuscire assai bene pello scopo della Missione. Non posso più dire in là. Vedremo. Condussi dal Cairo ancora una ragazza dinka di gran talento, che servì a noi a S. Croce di raccozzare alla meglio un dizionario della lingua dei Denka. Io la chiesi al Provicario allo scopo d'introdurre nei nostri Istituti Africani di Verona la genuina pronuncia della lingua dei Denka, necessaria per l'esercizio del ministero Ap.lico in quella perigliosa Missione.


[628]
I nove ragazzi Gallas, che ora noi abbiamo nel nostro Istituto, vengono ora da me istruiti nell'arabo ed italiano, ma non conoscendo io che poco e per pratica la lingua dei Gallas, imploro da V. Em.za il favore di spedirmi a mezzo di D. Filippo Torroni minutante la grammatica e dizionario inglese-gallas, che parmi aver veduto nella Tipografia della Propaganda. Il Sig.r D. Torroni poi la recapiterà al luogo che io gli destinerò. Perdoni V. Em.za al mio ardimento; ma confido nella bontà dimostratami allorché ebbi la grazia di trattenermi con Voi.


[629]
Il mio Superiore D. Nicola Mazza le offre la sua servitù. Per un miracolo quasi continuo, deve ora lottare coll'indigenza cagionata dalle attuali circostanze politiche, per mantenere gratuitamente l'Istituto degli ingegni distinti poveri, che è composto di 200 individui, e gl'Istituti femminili che si compongono di 400 ragazze. Ma le meraviglie di quella Provvidenza che lo sostiene da oltre quarant'anni, benché si mostri talvolta con rigido viso, lo tien sempre saldo nelle sue opere di cristiana filantropia.


[630]
Per non recar noia a V. Em.za R.ma, non le ho data un'estesa relazione della mia piccola, ma difficile spedizione, come feci a M.r Nardi, e a S. Ecc. il Cav.e De-Hurter Presidente della Società di Maria in Vienna: ma credo che basti l'averle citato soltanto il mio felice ritorno da Aden, riserbandosi a legger tutto sui nostri Annali.


[631]
Lettere scrittemi da Kirchner dall'Alto Egitto, mi sollecitano a recarmi tosto nell'Africa per fare la spedizione del Fiume Bianco, facendo rimontare la Stella Mattutina da Cairo fino ai Bari, ma essendo io utile nella direzione dell'Ist.o Africano, e nell'istruire i nove Gallas novellamente condotti da Aden, il Superiore rifiutò di mandarmi, giudicando che per ora possano supplire gli altri Missionari Veronesi stanziati a Scellal.

Implorando il suo benigno compatimento, passo a baciarle la sacra Porpora, ed a segnarmi con tutto l'ossequio



Di V. Em.a R.ma

umil.mo ubb.mo ed indeg.mo

D. Daniele Comboni






65
Don Filippo Torroni
0
Verona
8. 7.1861
A DON FILIPPO TORRONI

AP SC Afr. C., v. 7, f. 169



Verona, 8 luglio 1861

M.to R.do Sig.re
[632]
Qualora S. Eminenza le avesse ad ordinare di staccare dalla Tipografia di Propaganda la grammatica inglese gallas, o il Dizionario Inglese Gallas, od ambedue, pregherei la sua gentilezza di trasmetterli nelle mani di M.r Nardi Auditore della Sacra Rota, dimorante vicino alla Propaganda nel palazzo Torlonia in Via Bocca di Leone.

Sicuro dell'implorato favore, le anticipo i miei ringraziamenti, e mi dichiaro con tutto il rispetto



Di V. S. R.ma devot.mo servo

D. Daniele Comboni

già Mis.o Ap.co nell'Africa Centrale






66
Conte Guido di Carpegna
0
Verona
10. 7.1861
AL CONTE GUIDO DI CARPEGNA

AFC, Pesaro



Verona, 10 luglio 1861

Mio caro Guido!
[633]
Non crediate che per aver serbato sino ad ora silenzio m'abbia dimenticato di voi. No, carissimo; vi ho scelto ad amico, e perciò vi porto continuamente nel cuore. Ma se per molte circostanze io non ho potuto finora adempiere al soave debito di amico, non imparate da me a tenervi in silenzio, perché bramo e ardentemente sospiro che sia stabilita fra noi una comunicazione perenne di lettere, che ci ragguagli reciprocamente di noi, de' nostri fatti, dei nostri affetti, di tutto.


[634]
Io conservo nel mio giornale, e leggo con gratissima compiacenza il bel sonetto che improvvisaste al nostro passaggio dall'antica madre degli eroi; e sovente si dispiegano alla mia mente i vostri magnifici elaborati poetici, che sono degni della pubblica ragione ed encomio. Ricordo con compiacenza i soavi colloqui, nei quali effondeste in seno al più sincero degli amici i battiti del vostro cuore, e le dolorose e care memorie della città dei Cesari; ed avendo conosciuta la vostra anima ardente e generosa, avete guadagnato il mio cuore. Potete da ciò comprendere quale sia il vivo mio desiderio di ricevere vostri scritti, e d'avere la piena, illimitata e sincera vostra confidenza ed amicizia, come io v'assicuro che voi siete signore della mia. Oh! come sono cari gli accenti d'un amico lontano!


[635]
Ma passiamo ad altro. Io contava di scrivere alla Principessa madre, dalla quale ho ricevuto tante gentilezze. Ma postocché scrive una delle mie Suore, ch'ebbe la ventura di conoscere a Trieste, non avendo tempo, per questa volta m'astengo, riserbandomi ad altra volta. Intanto voi rinnovate i miei sinceri ringraziamenti alla degna Principessa, che avrò sempre a cuore, e pregherò Iddio per lei, affinché le conceda quella consolazione che le renda felice la preziosa sua vita. La prima volta che mi scrivete fatemi sapere il suo nome. Vorrei scrivere al Sig.r Conte D...... votre cher et digne oncle; mais non ho tempo; offeritegli la mia servitù, e ditegli che vorrei entrare nel suo cuore, consolarlo, e benedico il Signore perché i graziosissimi e cari giovanetti Stanislao e Casimiro lo sollevano a certe e sublimi speranze, e si mostrano degni di lui.


[636]
Io sono qui orgoglioso di essere stato sublimato all'eccelsa dignità di professore di aste, e be a ba arabo. Che cosa volete? fra gli altri ho nove giovani Gallas, cui nessuno può istruire fuorché io, perché, quantunque nel mio Ist.o molti conoscano l'arabo, nessuno sa l'indiano ed il gallas ad eccezione di me, che vo balbettando un tantino. Contemporaneamente esercito la predicazione, e tengo le corrispondenze della Missione dell'Africa Centrale.


[637]
Quasi mi succedeva un'occasione di andare a Roma: ma potei combinare i miei affari per lettera. Ho parlato più volte di voi alla Principessa Maria Ghigi Giovanelli; le ho ampiamente descritto il vostro genio per la poesia, e come presto vedranno la luce parecchi vostri bellissimi elaborati. Ella conosce il vostro papà. Qualora fossi andato a Roma non avrei mancato di far visita alla nobile vostra famiglia, e parlarle di voi, della nostra dimora in Egitto, del nostro poetico viaggio, il quale nel furor della burrasca divenne prosaico. Ma s'appunteranno altre circostanze: ma intanto io vagheggio il momento di vedervi a Verona. Oh! mio caro ed amato Guido, che tanto stimo ed adoro! verrete voi qui? potrò io abbracciarvi, e trattenermi con voi? Fate il possibile, e consolate un amico che tanto vi ama.


[638]
Ma soprattutto scrivetemi per ora: fatemi sapere lo stato della vostra salute e del vostro animo. Oh! come riescono gradite le soavi effusioni di un'anima amante, di chi trova un eco nel cuore capace di comprendere l'amato! Avete voi passeggiato in questi tre mesi del settentrione sui placidi colli del Parnaso? Forse le recenti vicissitudini della Polonia, e la portata in cui siete di aurire immediatamente notizie in proposito, avranno eccitata la vostra musa ad aprire le labbra a focosi carmi.


[639]
Io chiudo questo piccolo foglio, assicurandovi che se questa volta fui laconico e sterile, non lo sarò per l'avvenire. Conservatevi in buona salute, divertitevi, e soprattutto apprezzate la preziosa compagnia de' vostri consanguinei, coi quali ebbi la gioia di dividere i timori della burrascosa navigazione dell'Adriatico e del Mediterraneo; quei vostri consanguinei, che sono il modello della vera nobiltà. Offerite la mia servitù a tutti; e mentre v'assicuro che possedete il mio cuore, passo a dichiararmi con tutta la stima e l'affetto



Vostro fedel.mo amico

D. Daniele Comboni M. A.


[640]
I sette miei Gallas vi mandano i loro saluti; e soprattutto Luigi sta qui pressandomi a riverirvi; e mettendosi le mani al mento, mi dice sellem ala abu dagn min andi: salutami il signore padre della barba. Un altro addio.






67
Don Felice Perlato
0
Verona
28. 8.1861
A DON FELICE PERLATO

BCV, sez. carteggi, b. 131 (Netti-Perlato)



Verona, S. Carlo 28 agosto 1861

Reverendo Sig.r Rettore!
[641]
Domani mi è impossibile di recarmi alla Scala per la Santa Messa, attesoché non ho potuto resistere alla volontà dei Superiori, che per una circostanza straordinaria vogliono mandarmi nella vicina Chiesa di S. Tomio.

Offerendole le mie scuse mi dichiaro con tutto il rispetto



Di Lei um.o ser.

D. Daniele C. m.a.






68
Suo padre
0
Vienna
8.10.1861
A SUO PADRE

AFC



Cariss.mo Padre!

Vienna, 8 ott.e 1861

[642]
Vi partecipo che io sto bene, e che i miei affari vanno a meraviglia. Il figlio del giardiniere è a contatto co' primi personaggi di Vienna, accolto cordialmente da tutti. Le cose vanno troppo bene: è impossibile che durino. Qui debbo con mia gran pena soffocare sentimenti della mia cara patria, e rimaner taciturno davanti alle espressioni le più avverse al parere di chi ha senso comune. Ma basta: io trovo la somma gentilezza e grande spirito religioso nei grandi che ammirano il Missionario e danno elemosine per la Missione Africana senza che nessuno parli. Addio; salutatemi l'Eugenio e tutti i parenti, e credetemi



Vostro figlio

D. Daniele



N. 69 (67) - AL PADRE LODOVICO DA CASORIA

AFBR, c. Africa-Moretti



Vienna, ottobre 1861



Breve lettera di De Hurter e di Comboni.






69
P. Lodovico da Casoria
1
Vienna
10.1861


Breve lettera di De Hurter e di Comboni.
70
Don Nicola Mazza
0
Roma
25.12.1861
A DON NICOLA MAZZA

AMV, Cart. "Missione Africana"



Roma, 25 dicembre 1861

Molto Rev.do Superiore!
[643]
Appena giunto a Roma, non voglio che trascorra un solo istante prima di scriverle. Partito da Verona il lunedì 16 p.p., ai 19 di sera, cioè giovedì, io già era entrato nel porto di Napoli. Il P. Lodovico da Casoria, Superiore dell'Istituto dei neri, accolse assai volentieri i tre moretti da me condotti quantunque storpi; ed ora è ancor più contento perché tre professori in medicina gli hanno attestato alla mia presenza, che certo in un anno saranno perfettamente guariti.


[644]
Quello che più mi cagionò grave disturbo fu l'ex-chierico nostro moretto Nasri, il quale non volendo a tutti i costi rimanere a Napoli, mi pregò di venire a Verona. Il P. Lodovico pure mi pregò caldamente a riceverlo.


[645]
Tutto fu, è, e sarà inutile per parte mia: e per tacere delle altre, a convincere il P. Lodovico delle ragioni del mio rifiuto, gli apportai i sentimenti del Nasri espressi alla presenza di me e del P. Lodovico, contro di me e dell'Ist.o: insomma parmi un demonietto a certe ore; volubile come lo fu sempre, perché un giorno voleva esser prete, poi frate, indi medico, poi artista, etc. etc.


[646]
Spero, Sig.r Superiore, che non penserà a riceverlo. Può calcolare rovinati i novelli nostri buoni moretti. Il P. Lodovico è costretto a lasciarlo partire dalla Palma; e dopo il mio rifiuto, decise di mandarlo a sue spese, ove il giovane vorrà, escluso il nostro Ist.o a Verona.


[647]
Io sto benissimo, quantunque ebbi tremenda burrasca stanotte col vapore francese da Napoli a Civitavecchia. D. Bonomini è già collocato costantemente all'Ist.o della Palma, dopo fissate favorevolissime condizioni. Al P. Lodovico candidamente esposi che non appartiene al nostro Ist.o, e che è in piena balia di sé, e che agisca a norma de' suoi principi, senza punto essere eccitato a fare eccezioni a riguardo del nostro Ist.o. Assicurai però il P. Lodovico, che D. Bonomini sarà esatto nell'istruire alle ore prescritte, e che possiede la cognizione teorica di alcune lingue.


[648]
Questa lettera è la prima cosa da me fatta in Roma perché sono appena venuto. Domani andrò al solito mio alloggio; e spero di avere una lunga udienza col S. Padre, perché fino dopo l'Epifania sono le ferie delle Congregazioni. Spero in pochi giorni di spacciare le molte cose che io ho da fare a Roma, e che nella pr.a Epifania sarò a Verona.


[649]
Intanto io le offro gli ossequiosi miei rispetti. (Veggo delle grandi cose, che si apparecchiano per l'Africa.) Mi saluti D. Bricolo, D. Tomba, il nostro fut.o Vescovo Canossa, maestri e maestre, e D. Donato, e Tregnaghi etc. e Festa, mentre mi dichiaro nei SS. Cuori di Gesù e di Maria



Di Lei indeg.mo e ubbed.mo figlio

D. Daniele Comboni