Sabato 24 gennaio 2026
Le scuole sono un presidio fondamentale per lo sviluppo dei giovani. Guerre, sfollamenti, povertà, cambiamenti climatici, discriminazioni, diseguaglianze e carenza di finanziamenti sono le principali cause del mancato accesso alle scuole per 278 milioni di bambini nel mondo. Dal Sudan lacerato dal conflitto, dove Save the Children stima che la metà dei bambini non ha potuto accedere alle scuole nei quasi tre anni di guerra civile, ai tanti altri contesti difficili diffusi nei cinque continenti. [
Valerio Palombaro - L’Osservatore Romano]

Spazi di dignità e di speranza

Guerre, sfollamenti, povertà, cambiamenti climatici, discriminazioni, diseguaglianze e carenza di finanziamenti: sono le principali cause del mancato accesso alle scuole per 278 milioni di bambini nel mondo. Dal Sudan lacerato dal conflitto, dove Save the Children stima che la metà dei bambini non ha potuto accedere alle scuole nei quasi tre anni di guerra civile, ai tanti altri contesti difficili diffusi nei cinque continenti. «L’istruzione è un diritto umano e un trampolino verso maggiori opportunità, dignità e pace», ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, António Guterres, nel messaggio per l’odierna Giornata internazionale per l’educazione.

Ucraina, Moldova, Libano, Palestina, Mozambico, Tanzania, Benin, Mali, Cambogia e Siria, sono alcuni dei Paesi dove opera l’organizzazione umanitaria WeWorld, che in occasione della ricorrenza odierna ha pubblicato il nuovo Atlante sull’Educazione intitolato “Learning Out Loud”. Nonostante l’importanza decisiva delle scuole per il futuro dei giovani e delle società, quello dell’istruzione è uno dei settori più sottofinanziati a livello globale: nel 2025 è stato coperto solo il 24% dei fondi necessari. Senza un’inversione di rotta entro la fine del 2026, in un contesto segnato purtroppo anche da numerose guerre, il numero dei bambini fuori dalla scuola è destinato a salire da 272 a 278 milioni.

«Siamo in un contesto di grandi tagli agli aiuti internazionali, mentre i bisogni stanno aumentando: questo influisce fortemente sulla possibilità di garantire un’educazione adeguata nei contesti più vulnerabili», afferma al nostro giornale Elena Modolo, global education expert di WeWorld, denotando in particolare come le numerose “crisi protratte”, come quella siriana, «minano per milioni di bambini l’accesso a un percorso educativo di qualità». Le crisi umanitarie e la carenza di finanziamenti sono fattori che ostacolano per troppi bambini il diritto di ottenere il futuro che sognano, in quanto povertà e diseguaglianza causano molti limiti nell’accesso ad un’istruzione di qualità e, quindi, a un lavoro dignitoso. Le conseguenze della riduzione delle risorse disponibili, secondo WeWorld, sono già visibili: chiusura delle scuole, aumento dei tassi di abbandono scolastico, carenza di insegnanti, riduzione dei servizi di supporto psicosociale e peggioramento delle condizioni di apprendimento.

«I bambini danno importanza all’educazione e sono consapevoli di quanto per loro la scuola rappresenti uno spazio unico di opportunità», evidenzia Elena Modolo. Il titolo scelto per l’Atlante dell’educazione richiama il tema indicato dall’Onu per la Giornata dell’educazione 2026: “Il potere dei giovani nel contribuire a creare l’istruzione”. I giovani sotto i 30 anni rappresentano infatti oltre la metà della popolazione globale, ma sono ancora scarsamente rappresentati quando devono far sentire la loro voce per le riforme nel settore. L’educazione non si esaurisce tra i banchi di scuola. Bambine e bambini imparano ovunque – nei contesti informali, nelle relazioni, negli spazi che abitano ogni giorno – e perché questo apprendimento sia significativo è fondamentale che le loro voci vengano ascoltate, riconosciute e valorizzate. In questo senso un ruolo cruciale è anche quello dell’educazione cattolica che, come indicato da Papa Leone XIV nella lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, nonostante le sfide poste dal “cambiamento d’epoca” ha ancora la forza per essere «un faro» per milioni di giovani nel mondo.

Giovani che sono chiamati ad essere protagonisti del loro futuro. «La scelta del titolo “Learning Out Loud” per l’Atlante di WeWorld — spiega Modolo — è in linea con il nostro approccio CARES, acronimo in inglese dei nostri 5 principi guida: comunità, accesso, diritti, espressione e sicurezza. La nostra ambizione — prosegue — è garantire sempre più una partecipazione attiva e sostanziale di bambine, bambini e giovani nei progetti che implementiamo, considerandoli non come semplici partecipanti, ma come soggetti attivi e interlocutori legittimi»

La scuola deve essere inoltre uno “spazio sicuro” e, nei contesti di crisi umanitaria, anche uno spazio di supporto psico-sociale. Tra il 2022 e il 2023 si sono verificati quasi 6.000 attacchi contro scuole, studenti e insegnanti nei contesti di conflitto, rendendo evidente il legame tra educazione e sicurezza. Garantire continuità educativa significa anche proteggere il benessere emotivo, relazionale e psicologico di bambine e bambini, offrendo stabilità, routine e spazi sicuri in contesti segnati da violenza e incertezza.

Le voci dei bambini nei contesti di crisi sono un aspetto essenziale dell’Atlante di WeWorld. Ascoltarle significa riconoscere l’educazione come un diritto che apre al futuro e alla possibilità di immaginare alternative alla realtà presente, soprattutto nei contesti segnati da crisi e disuguaglianze. «Vengo da una famiglia povera», racconta ad esempio Puth, che ha 9 anni e vive in Cambogia. Grazie al sostegno di WeWorld è riuscito a frequentare la scuola assiduamente: «Stavo abbandonando gli studi perché vivo lontano da scuola: camminavo 3km al giorno per raggiungerla e non avevo il materiale scolastico necessario. Ora vado regolarmente, studio meglio e mi sento motivato, sereno e più fiducioso».

Ma l’accesso alla scuola non garantisce automaticamente un’educazione di qualità. Secondo l’Unesco, nel mondo mancano 44 milioni di insegnanti per raggiungere gli obiettivi educativi globali entro il 2030 e milioni di studenti frequentano scuole prive di servizi essenziali: 447 milioni di bambini e bambine non hanno accesso all’acqua potabile a scuola, mentre 646 milioni a servizi igienici adeguati, con un impatto particolarmente grave su bambine e adolescenti. «La nostra scuola viveva una crisi silenziosa», spiega in proposito Abel João, insegnante in Mozambico secondo cui «il 30% delle studentesse e studenti abbandonava gli studi e i matrimoni precoci erano dolorosamente frequenti». Anche grazie al sostegno di WeWorld, «oggi è diventata un luogo vivo, pieno di energia e speranza, dove bambine e bambini si sentono accolti, parte della comunità e davvero valorizzati».

Valerio Palombaro - L’Osservatore Romano