Fr. Fernando Acedo García (11.03.1942 – 26.06.2008)
A mezzogiorno del 25 giugno, Fr. Fernando Acedo García è tornato a Teticcia (Etiopia), dopo un viaggio di due giorni ad Addis Ababa e Awasa. Appena arrivato, è andato a lavorare un paio d’ore nell’orto della missione. Verso le tre del pomeriggio è arrivato il superiore, P. Paolo Paoli, e si sono messi a parlare del viaggio. Poi P. Paolo gli ha detto di andare a riposare un po’ perché doveva essere stanco. Stranamente, Fr. Fernando, che non sentiva mai il bisogno di riposare, ha accettato il suggerimento ed è andato nella sua stanza. Un’ora dopo, siccome qualcuno lo cercava, P. Paolo ha bussato alla porta ma, non ottenendo risposta, ha pensato che si fosse addormentato e non ha insistito. Il mattino seguente, non vedendolo, è andato nuovamente a cercarlo in stanza, ma questa volta ha aperto la porta e lo ha trovato appoggiato sul letto, vestito, già freddo e rigido. Probabilmente la morte era avvenuta il giorno prima, poco dopo che era salito in camera. Il Padre lo aveva chiamato per riposare definitivamente nella sua casa. Aveva 67 anni e non aveva mai avuto problemi di salute.
Il funerale si è svolto sabato 28 giugno, nella missione di Teticcia. Tremila persone affollavano lo spiazzo davanti alla chiesa parrocchiale, una cosa mai vista prima. Fr. Fernando era molto popolare in tutta la zona, non solo per il suo lavoro di agricoltore e la costruzione di cappelle… ma soprattutto per il modo aperto e amichevole che aveva nel rapportarsi con tutti. Aveva saputo guadagnarsi perfino l’amicizia dei capi tradizionali del popolo sidamo: era l’unico, infatti, al quale era permesso essere presente e fotografare alcuni dei loro riti religiosi tradizionali. Anche se andava spesso in altre missioni, compreso il Sud Sudan, per lavori di costruzione, la missione che Fr. Fernando considerava come la sua casa era Teticcia. Lì era stato destinato per 17 anni e lì, ripeteva spesso, desiderava morire ed essere sepolto, assieme a P. Gualberto Bormolini, la cui tomba era accanto alla chiesa. Dio glielo ha concesso, con un funerale fuori dal comune, forse perché era stato un missionario fuori dal comune!
Il suo iter missionario, di per sé, non ha nulla di straordinario. Fernando era nato l’11 marzo 1941 a Don Benito, una cittadina prevalentemente agricola, della provincia di Badajoz (Spagna) in una famiglia di contadini. Così, fare l’agricoltore per lui, più che un compito, era una passione e un modo di essere; accettava i sacrifici e le privazioni della vita con grande semplicità, come parte di essa.
Nel 1963, a 22 anni, entrò nel noviziato dei Missionari Comboniani a Corella e poi a Moncada.
Dopo la prima professione, il 1 maggio 1966, fu destinato alla casa di Moncada. Lavorò anche nella costruzione delle varie case della provincia di Spagna. Nel 1974 fu destinato all’Etiopia ma, a causa del ritardo dei visti d’ingresso, fu mandato temporaneamente in Togo-Ghana-Bénin. Nel 1977 poté entrare in Etiopia. La sua prima missione fu Dilla, nel Vicariato di Awasa, dove poté realizzare i suoi progetti agricoli. Insegnava un po’ di teoria nella scuola e poi la metteva in pratica con gli studenti, introducendo coltivazioni sconosciute. Dopo due anni fu trasferito nella procura di Awasa. Era l’epoca della dittatura marxista di Menghistu Hailé Mariam ed era molto difficile trovare il necessario per mandare avanti le missioni. Con il suo camion, Fr. Fernando percorreva due o tre volte a settimana i 275 km. che separano Awasa da Addis Ababa, per comprare gli articoli più necessari e distribuirli alle missioni. Dopo 8 anni in questo servizio, nel 1987 fu destinato alla missione di Teticcia. Poté così tornare ai suoi “progetti agricoli” con gli studenti: nell’orto della missione cresceva in abbondanza ogni tipo di verdura.
Nel 1993 andò in Spagna per un periodo di rotazione. La stessa passione che aveva messo nel coltivare patate, la mise ora nel dare testimonianza della vita missionaria, una testimonianza poco ricercata dal punto di vista teologico o dell’eloquenza, ma talmente viva che ancora oggi, a distanza di anni, nei luoghi in cui è passato (scuole, parrocchie, gruppi, ecc.) tutti lo ricordano con affetto. Nel 1997 tornò in Etiopia, nella sua cara Teticcia, dove è rimasto fino alla fine dei suoi giorni.
Ciò che è straordinario in Fr. Fernando non è tanto il percorso missionario quanto il modo in cui lo ha incarnato. Per brevità, mi limiterò a commentare le sette parole chiave che il provinciale, P. Tesfaye Tadesse Ghebresilasie, ha usato, durante il funerale, per descrivere la sua vita.
- Preghiera: Fr. Fernando cominciava la sua giornata molto presto con un lungo momento – almeno un’ora – dedicato alla preghiera. Inutile dire che era questa a dare tono e sapore al resto della giornata. Anche la sua fedeltà alla preghiera comunitaria era scrupolosa.
- Lavoro: le sue giornate di lavoro erano lunghe, intense, si susseguivano una dopo l’altra senza che si preoccupasse di mangiare o di riposare.
- Semplicità: aveva pochissime esigenze nel vestire, nel cibo e negli oggetti che possedeva. Il campo della fotografia era l’unico nel quale si concedeva qualche spesa “straordinaria”, ma erano soldi ben spesi perché le sue foto e i suoi video sono una miniera di materiale antropologico per studiare i costumi dei Sidamo.
- Trasparenza: Fr. Fernando diceva sempre ciò che pensava, giudicando le situazioni a partire dai valori che lui per primo viveva. Perciò, a volte, era duro e unilaterale nei giudizi. Ma dopo aver detto quello che pensava, riprendeva subito il suo atteggiamento di apertura e amicizia verso tutti.
- Generosità: è stata la parola più ripetuta il giorno del suo funerale, sia da quelli che erano presenti sia da quanti hanno mandato le loro condoglianze. Era disposto a farsi in quattro pur di portare a termine tutti i servizi che gli venivano richiesti e siccome ci metteva tutto se stesso, nel modo che gli sembrava il migliore, a volte si creava qualche malinteso con chi glieli aveva chiesti perché non riconosceva lo sforzo che Fr. Fernando aveva fatto. Ma lui non serbava rancore e ritornava sereno al suo lavoro.
- Allegria: Fr. Fernando portava ovunque l’inalterabile gioia che aveva dentro e che era frutto del sentirsi identificato con la sua vocazione di servizio. Era uno dei principali animatori delle assemblee e delle feste della comunità. Le barzellette che raccontava non erano mai di cattivo gusto, a volte erano persino un po’ ingenue, ma era proprio il suo modo di raccontarle a renderle divertenti.
- Amicizia: Fr. Fernando era espansivo e affettuoso con le persone. Tutti si consideravano suoi amici. A volte era un po' rude, soprattutto con i suoi operai, ma subito scherzava con loro e aveva delle piccole attenzioni che compensavano questa rudezza.
- Libri: anche se può sembrare strano per uno che non ha fatto grandi studi e passa la giornata in lavori manuali, Fr. Fernando aveva la passione della lettura. Leggeva molti libri, sia di spiritualità che di altri argomenti. E scriveva, soprattutto lettere. Ne scriveva molte, tutte a mano, ma scriveva anche articoli, in particolare sulla cultura dei sidamo, alcuni dei quali sono stati pubblicati sulle riviste comboniane.
Nell’estate del 2007, mentre era in vacanza in Spagna, andò a far visita al suo compagno di missione a Teticcia, P. Ivo Martins do Vale, che era andato in Portogallo per motivi di salute. Mentre erano in cappella, Fr. Fernando gli disse: “Prima di chiedere la tua benedizione, voglio darti la mia benedizione di Fratello”, e lo benedisse. Ora, gli chiediamo di includere in questa benedizione “di Fratello” tutta la provincia dell’Etiopia e tutto l’Istituto.
(P. Juan Antonio González Núñez)
Da MCCJ Bulletin n. 239 suppl..In Memoriam, ottobre 2008, p.28-36.