Lunedì 10 agosto 2026
Magnifica umanità o, in latino, Magnifica humanitas – che nome felice e ottimista per la prima enciclica di Papa Leone XIV che, come ci si aspettava, è un documento sociale. La scelta del nome è sempre, per un Papa, un programma di missione. Leone XIII fu il ‘padre della dottrina sociale della Chiesa’ (DSI) e, per questo, tutti si aspettavano che Leone XIV riflettesse e orientasse la Chiesa nei nuovi tempi, oggi segnati dall’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA). E così è stato. [Immagini di Gamba Umberto]

Un tentativo di visita guidata

Fin dalla sua pubblicazione, il 15 maggio, non hanno smesso di piovere reazioni provenienti da ogni dove. È chiaro che c’è chi non la apprezza, ma mi ha stupito la reazione prevalentemente favorevole riguardo all’opportunità, al contenuto e alle proposte che lancia alla Chiesa e al mondo.

L’ho letta tre volte. Ho sottolineato. Ho avuto la felice opportunità di parlare di questo documento in diversi ambienti, dai media agli incontri organizzati in Mozambico e Angola. E confesso che più leggo e più discuto, più mi convinco dell’importanza del testo e dell’impatto che sta già avendo in giro per il mondo.

Nelle prossime cronache cercherò di fare una visita guidata all’enciclica, tentando di evidenziare le idee e le proposte che considero più audaci e, proprio per questo, stimolanti. Il Papa inizia così: ‘Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile’ (n. 1). Leone XIV rende il primo omaggio a Leone XIII che, nel 1891, pubblicò la Rerum Novarum in risposta agli impatti della rivoluzione industriale.

Discernimento con criterio

Il Papa punta su due immagini bibliche contrapposte: la costruzione della Torre di Babele (Gen 11, 1-9), in cui l’orgoglio divide e distrugge l’umanità; la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Ne 2-6), dove il popolo unì le forze e condivise le responsabilità, ispirato da Dio. Queste immagini bibliche aiutano a comprendere che ‘la tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune, ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie’ (n. 9). Viene proposta una serie di criteri di discernimento: ‘dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace’ che bisogna tradurre in azioni: ‘progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace’ (n. 14).

Il primo capitolo ci fa passeggiare attraverso una storia ricca: il patrimonio della dottrina sociale della Chiesa che condivide la verità del Vangelo: ‘una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere’ (n. 25). La DSI si lascia interrogare dai segni dei tempi e si nutre dei contributi delle scienze, delle culture e delle esperienze umane. Per questo, ‘diventa una teologia della comunione nella storia; un luogo in cui la Parola, divenuta carne, continua a farsi dialogo, memoria e profezia’ (n. 27).

DSI, una lunga storia…

È lunga e feconda la storia della DSI, arricchita dal contributo di tutti i Papi dell’era moderna: Leone XIII, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, naturalmente, Papa Francesco con la Laudato Si’ e la Fratelli Tutti. In sintesi, dice Leone XIV: ‘ognuno, assumendo le sfide della propria epoca e leggendo con il Vangelo i mutamenti storici, ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità’ (n. 45).

Fondamenti della Dottrina Sociale

Il secondo capitolo approfondisce alcuni dei fondamenti e principi della Dottrina Sociale della Chiesa (DSI). L’essere umano è immagine del Dio trinitario e sia ‘l’annuncio quanto l’esperienza cristiana, guidati dall’azione dello Spirito Santo, tendono a generare nel mondo conseguenze sociali’ (n. 49). Riguardo all’‘eguale dignità di tutti gli esseri umani’, Papa Leone afferma: ‘il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone’ (n. 51).

Il Papa sostiene che ‘la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata’ (n. 53). L’ultimo fondamento è l’‘altissimo valore dei diritti umani’. Giovanni Paolo II ha detto che ‘la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (ONU 1948) continua ad essere, ai nostri giorni, una delle più alte espressioni della coscienza umana. Essa è una pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità’ (n. 54). Vi è un riconoscimento dei diritti delle minoranze e l’affermazione della pari dignità tra uomini e donne (cfr. n. 57).

Cinque principi della DSI

Leone XIV sviluppa cinque principi della DSI. Inizia con il ‘bene comune’ come ‘il primo grande principio della DSI, la forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno (…) un valore non negoziabile, come lo è la promozione della vita’ (n. 59). Segue ‘la destinazione universale dei beni’: ‘i beni della terra – il suolo, l’acqua, l’aria, le risorse naturali – sono dati da Dio all’intera famiglia umana perché sostengano la vita di tutti’ (n. 65). Perciò, la proprietà privata è subordinata alla destinazione universale dei beni. Oggi bisogna, tra i beni destinati a tutti, includere ‘anche le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati’ (n. 67).

Un altro principio importante è quello della sussidiarietà, ‘il principio secondo il quale ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori’ (n. 68).

Il principio di solidarietà non viene dimenticato da Papa Leone, che cita Paolo VI. Questi ‘ricordava che gli obblighi di solidarietà, di giustizia e di carità sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale che unisce uomini e popoli tra loro’ (n. 73). La solidarietà – dimensione globale – è ‘il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti: davvero, – come ha ripetuto Papa Francesco – nessuno si salva da solo’ (n. 73). Viene difeso il contrasto alla globalizzazione dell’indifferenza. Infine, il principio della giustizia sociale che esige ‘uno sguardo che parta dagli ultimi’ (n. 78) e che ‘nessuno sia lasciato indietro’ (n. 77), denunciando ‘la cultura dello scarto’. La giustizia sociale ‘chiede di guardare alle persone e ai popoli a partire da chi è più vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono in periferie urbane o esistenziali’ (n. 78), combattendo ciò che Giovanni Paolo II chiamava ‘strutture di peccato’.

Sviluppo integrale

Bisogna evitare il sorgere di nuove forme di esclusione e privazione di libertà, combattendo l’info-esclusione.

Test decisivo per la giustizia sociale è il modo in cui la società tratta migranti, rifugiati e ogni tipo di sfollati. È importante che la giustizia sia orientata dalla fraternità e non dalla paura (cfr. n. 81). Va inoltre salvaguardato ‘il diritto alla speranza di chi è costretto a partire’ così come ‘il diritto a rimanere nella propria terra in pace e sicurezza’ (n. 81).

Fondamentale è lo sviluppo umano integrale: ‘lo sviluppo è umano quando mette al centro le persone e non l’accumulazione di beni, e quando riguarda anche i popoli, non solo gli individui’ (n. 83). L’ecologia integrale (amare i poveri e proteggere la natura) è oggi una dimensione imprescindibile della DSI (n. 84).

La DSI è un banco di prova per la Chiesa. Dice il Papa: ‘vivere la giustizia nella Chiesa significa bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali (...). Sono da promuovere forme regolari di valutazione dell’esercizio delle responsabilità ministeriali, che non siano un giudizio sulle persone, ma strumenti di apprendimento e di correzione orientati alla missione’ (n. 89).

La grandezza della persona e le promesse dell’Intelligenza Artificiale

Papa Leone, nel III Capitolo dell’enciclica Magnifica Humanitas, mette a confronto la grandezza della persona umana con le promesse dell’Intelligenza Artificiale. Analizza il paradigma tecnocratico in questo nostro mondo globalizzato, in cui vincono le logiche perverse dell’efficienza, del dominio e del profitto (cfr. n. 92). Il Papa ricorda che ‘più potente non significa necessariamente migliore’ (n. 93).

Già Papa Paolo VI sosteneva che i progressi scientifici, le invenzioni tecniche e lo sviluppo economico ‘se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo’ (n. 94). Bisogna anche evitare il rischio della concentrazione nelle mani di pochi del potere, in contesto digitale, che deriva dal ‘controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo’ (n. 95).

Criteri di discernimento

La conclusione che il Papa condivide è: ‘di fronte a questa concentrazione di potere nel mondo digitale, i grandi principi della DSI diventano criteri per giudicare e discernere il nuovo scenario: la dignità inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale’ (n. 96). E, per Leone XIV, è ovvio: ‘le cosiddette intelligenze artificiali non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze’ (n. 99). Ma – bisogna riconoscerlo – l’IA è un aiuto prezioso, ma non è moralmente neutra e richiede attenzione. È anche importante guardare alla prospettiva ecologica: ‘è essenziale sviluppare soluzioni tecnologiche più sostenibili per ridurre l’impatto sull’ambiente e custodire la nostra Casa comune’ (n. 101).

Utilizzare e disarmare l’IA

Dobbiamo sapere a chi chiedere conto degli effetti dell’utilizzo dell’IA. Ci sono cautele da avere: ‘piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare i processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contradicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli’ (n. 108). E ‘parlare di destinazione universale dei beni significa trovare forme per assicurare l’accesso universale alle tecnologie e alla formazione’ (n. 109).

Il verbo più forte è ‘disarmare’: ‘disarmare all’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare, ma economica e cognitiva (...). Disarmare vuole dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare’. In conclusione: ‘l’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale’ (n. 110).

Per l’arte, contro l’esclusione

Il Papa avverte del rischio dell’esposizione a logiche di dominio ed esclusione, sostenendo che ‘la qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro como volto e non come funzione’ (n. 114).

Bisogna valorizzare la cultura e l’arte, che ‘quando autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male. Così, alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la Nona di Beethoven come desiderio di unità; Guernica come denuncia della disumanizzazione; Schindler’ List come invito a non consegnare il passato all’oblio’ (n. 122).

Dopo aver presentato buoni esempi di persone e istituzioni, dice Leone XIV: ‘proprio questo intreccio di istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedeltà quotidiane, tiene desta la speranza e indica una direzione: far crescere la tecnica senza far regredire il cuore’ (n. 126).

L’umanesimo cristiano non rifiuta la scienza e la tecnica: ‘è un amore che ci guida: quello che amiamo davvero, sia come singoli che come società, orienta la nostra vita e il nostro agire’. Conclude il Papa: ‘il tempo dell’IA non sfugge a questa regola: la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme inizia in ciascuno di noi’ (n. 130).

Verità, lavoro e libertà

Bisogna salvaguardare l’umano nella trasformazione – sostiene Leone XIV nella Magnifica Humanitas. La Verità è presentata come bene comune, alleata della democrazia che, spesso con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, affronta la disinformazione. Pertanto, ‘solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta’ (n. 132). Così, ‘una società è nobile e rispettabile, anche perché coltiva la ricerca della verità e per il suo attaccamento alle verità fondamentali’ (n. 133).

È fondamentale la promozione di un’’ecologia della comunicazione’ attraverso norme trasparenti, un giornalismo serio e una coscienza educativa da coltivare nella scuola, nella famiglia, nell’università. Anche ‘le comunità cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti’ (n. 138).

Il ruolo dell’Educazione

Se è importante l’educazione a un corretto utilizzo dell’IA, è anche vero che ‘dobbiamo educarci a digiunare dell’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario’ (n. 140). Bisogna lottare contro tutte le forme di bullismo e cyberbullismo.

La scuola è centrale nella ricerca della verità. La prima sfida è sociopolitica, con l’esigenza di combattere le ‘forti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori’ (n. 144). La seconda è pedagogica, con esigenze di aggiornamento per ‘sostenere una crescita integrale degli studenti’ (n. 145). La terza è intellettuale e sapienziale, promuovendo ‘una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato’ (n. 146). Si chiede una rinnovata alleanza educativa, poiché ‘la scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale, da solo, non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili’ (n. 147).

La dignità del lavoro

La dignità del lavoro nella transizione digitale ricorda che ‘occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione’ (n. 150). Bisogna combattere il dramma della disoccupazione, in questa ‘quarta rivoluzione industriale’: ‘la DSI insiste che l’accesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualità umana di un modello di sviluppo’ (n. 154). Bisogna proteggere i lavoratori, dignificare il lavoro e tener conto che ‘la libertà economica non è assoluta e va sempre misurata sul bene comune e sulla dignità di ogni persona’ (n. 157). Bisogna anche evitare che le crisi economiche e finanziarie penalizzino sempre i più poveri.

Distribuzione della ricchezza

Guardando il mondo, il Papa conclude: ‘la ricchezza mondiale è cresciuta in termini assoluti, ma si è accentuata la concentrazione in poche mani e si sono allargati gli squilibri, sia tra i Paesi sia all’interno di uno stesso Paese: Pochi hanno troppo e troppi hanno poco, questa è la logica di oggi’ (n. 161).

La famiglia è un bene sociale primario. ‘La famiglia è la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria’ (n. 165), molto colpita dalla disoccupazione e dalla precarietà lavorativa, soprattutto tra i giovani.

L’IA esige la salvaguardia della libertà contro la dipendenza e la mercantilizzazione. Bisogna educare alla sobrietà digitale, alla protezione dei minori e al contrasto di modelli che prosperano a spese della vulnerabilità. Bisogna anche fare attenzione al rischio di controllo sociale e alle nuove forme di schiavitù, causate e alimentate da organizzazioni criminali: ‘la lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale’ (n. 174).

Il colonialismo ha oggi un volto inedito e ‘le nuove schiavitù si alimentano di catene economiche e infrastrutture digitali’. Occorre passare ‘da spazio di predazione a spazio di tutela, prevenzione e promozione della dignità’ (n. 179).

La civiltà dell’Amore

Il ruolo che l’Intelligenza Artificiale svolge nella guerra comporta enormi rischi: ‘rende più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte, e presenti il ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile’ (n. 182). Ci sono dati evidenti: ‘la rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti (...). Il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare’ (n. 183).

Paolo VI introdusse l’espressione ‘civiltà dell’amore’ durante la Guerra Fredda, in un tempo di corsa agli armamenti e forti squilibri economici. Si tratta di un ‘progetto esigente’ che Papa Francesco ha spiegato meglio nella Fratelli Tutti: ‘solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino’ (n. 186).

Mai più la guerra…

La guerra si sta normalizzando, nonostante il grido di Paolo VI all’ONU nel 1965: ‘Mai più la guerra, mai più la guerra!’. Oggi, ‘la guerra è uno strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso’ (n. 190). La guerra oggi è ‘preparata culturalmente attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura’ (n. 192).

Papa Leone è chiaro nell’affermare il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, che deve essere sostituita dal dialogo, dalla diplomazia e dal perdono. Ma, quando l’industria bellica è un settore chiave nell’economia di alcuni paesi, tutto si complica: ‘non possiamo ignorare gli enormi interessi economici che stanno dietro alla guerra’ (n. 193). Bisogna investire nella prevenzione dei conflitti, poiché è più facile iniziare una guerra che terminarla. La situazione internazionale si è complicata con la comparsa di nuovi protagonisti armati – gruppi jihadisti, milizie private, reti criminali: ‘l’obiettivo non è più una vittoria definitiva, ma la perpetuazione del conflitto come fonte di potere e rendita’ (n. 196). In quest’era dell’IA, bisogna evitare la corsa agli armamenti. È importante identificare e verificare la catena di responsabilità: ‘chi progetta, chi addestra, chi autorizza e chi impiega deve poter rendere conto delle proprie scelte’ (n. 199).

Pace, frutto della Giustizia

La costruzione della pace è passata in secondo piano: ‘si indeboliscono anche le conquiste del diritto umanitario: il principio di proporzionalità nella risposta alle aggressioni; la tutela dell’accesso all’acqua, cibo e beni essenziali; il rispetto per la vita dei civili e dei bambini vengono trattati come ingenue reminiscenze del passato’ (n. 203).

La pace è frutto della giustizia e della carità, contrastando pratiche e obiettivi di ‘estremismi religiosi e fanatismi identitari’ (n. 206), che segnano un’’epoca di notevole cecità spirituale e culturale’.

Nella costruzione della civiltà dell’amore nessuno è esente da responsabilità, poiché tutti devono ‘aver cura della logica della pace (con la verità, la sobrietà, la prossimità, la cura)’. Papa Leone XIV propone ‘cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo’ (n. 213). Come sosteneva Papa Francesco, ‘chi usa il nome di Dio per legittimare terrorismo, violenza o guerra ne tradisce il volto: combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa’ (n. 223).

Conclusione

Nella Conclusione, il Papa dice che ‘ciò che salva l’uomo è l’amore divino che scende fino al punto più fragile della sua storia e la rigenera dal profondo’ (n. 232). Così, ‘l’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione’ (n. 235). È urgente la formazione per vivere nel mondo digitale, così come la cura delle relazioni e l’amore per la giustizia e per la pace.

L’esempio più completo ci è fornito da Maria e narrato nel Magnificat: ‘con la stessa fede di Maria, diventiamo tessitori di speranza nel nostro mondo, condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo’ (n. 245).

Padre Tony Neves, CSSp