Venerdì, 4 settembre 2026
Il successo della missione del discepolo sta tutto nella forza della Parola di Gesù. Se il discepolo si affida a sé stesso, la pesca è fallimentare; se invece si fida della Parola di Gesù, la pesca è abbondante.
La forza della Parola
In questo breve pensiero mi rifaccio a una pagina, di quasi dieci anni or sono, del grande Don Bruno Maggioni.
Anziché soffermarsi sulla chiamata dei discepoli, come fanno Marco e Matteo nei passi paralleli, Luca preferisce concentrarsi sulla forza della Parola (5,1-11).
Annunciare la Parola è il primo compito del discepolo, come già suggerisce la scena introduttiva: Gesù, seduto sulla barca di Simone, annuncia la Parola alla folla che accorre ad ascoltarlo.
Il successo della missione del discepolo sta tutto nella forza della Parola di Gesù. Se il discepolo si affida a sé stesso, la pesca è fallimentare; se invece si fida della Parola di Gesù, la pesca è abbondante.
«Sulla tua parola calerò le reti»
La risposta di Pietro all’ordine di Gesù («Sulla tua parola calerò le reti») esprime certamente una grande obbedienza, ma anche – e forse più – una grande fiducia.
Questa fiducia porta Pietro a obbedire a un ordine di Gesù che la sua propria esperienza sembra dimostrare assurdo e inutile. «Caro il mio Gesù, forse non sai che non si pesca di notte, e ora è già mattina. Ora si può solo tirare le reti a secco e mendarle dove si sono rotte. Te ne intenderai di falegnameria, non lo nego; ma certo non di pesca. Oggi qui non c’è pesce… Abbiamo faticato la notte intera senza prendere nulla».
Dunque, Pietro si fida della parola di Gesù, nonostante le verifiche che potrebbero giustificare il contrario.
La fede della comunità missionaria
Per Luca, il discepolo è colui che intraprende l’esistenza missionaria. Le implicazioni – a questo punto – possono essere numerose. Ma almeno una è indispensabile: la comunità cristiana nel suo sforzo missionario deve essere unicamente ricca di fede nella Parola di Dio. Non deve appoggiarsi ad altro, non deve cercare altro, sia pure con la scusa di servirsene per il Vangelo.
E Pietro fa esattamente questo: si fida della Parola di Gesù: «Sulla tua parola, getterò le reti».
Credo che Pietro abbia guardato la grande folla che se ne stava sulla riva del lago, aspettandosi sorrisini di compassione, scotimenti di capo, battute sarcastiche. Qualcuno forse gli già ha gridato: «Simone, che stai facendo?».
Pietro fa esattamente quello che la parola di Gesù ha detto, e sperimenta la forza di questa Parola.
Davanti al Signore: stupore e consapevolezza
La sua prima reazione è quella di provare un grande stupore e di prendere coscienza, improvvisamente, di tutta la sua indegnità: «Signore, allontanati da me che sono peccatore».
L’incontro con il Signore è, al tempo stesso, conoscenza di lui e di sé stessi.
Il discepolo non deve ignorare il proprio peccato e la propria debolezza, i propri limiti; anzi, deve averne una lucida consapevolezza, ma deve anche credere che la potenza di Dio sa trionfare sul peccato e sulla debolezza.
E così Pietro si decide per il Maestro, anche se si sente peccatore. Si decide, fidandosi del Signore che gli dice due splendide parole, che dovremmo anche noi sentire sempre di più: «Non temere». La nostra debolezza è superata dalla potenza di Dio.
Lasciare tutto e seguire Gesù
Il brano si conclude con una sottolineatura della radicalità del distacco. Con Pietro ci sono anche Giacomo e Giovanni. E Luca nota: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono» (v. 119).
Il nostro testo presenta la nascita del primo gruppo di discepoli, il radunarsi attorno a Gesù del gruppo ecclesiale: si tratta di alcuni uomini che lo seguono con radicalità!
È una sottolineatura conforme alla spiritualità del terzo evangelista: Luca, infatti, ha l’abitudine di sottolineare la radicalità del distacco, drasticamente, ogni volta che parla delle condizioni per essere discepolo. Povertà nuda e cruda, non solo secondo lo Spirito.
La radicalità evangelica
Qualche esempio:
«Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (12,33-34).
«Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo» (14,33);
«Vendi tutto quello che hai e distribuiscilo ai poveri… poi vieni e seguimi» (18,21).
Quando i mezzi prendono il posto della Parola
All’inizio spesso c’è entusiasmo e si è pronti davvero a “partire” senza nulla, nudi, spogli di tutto… Poi la tentazione è di cominciare a pensare e credere che, con più mezzi o con mezzi migliori, si potrebbe fare molto di più.
Spesso, troppo spesso, questo è l’inizio della fine. La povertà diventa “funzionale”: ho tante cose, sì, ma le uso tutte per gli altri. La parola comincia a perdere di importanza… e cresce la fiducia in altri mezzi.
Tutti i miei peccati missionari sono stati di quest’ordine. Quando la Parola m’è sembrata “troppo lenta”, “molto debole nel risolvere problemi immediati”, ho fatto quasi sempre ricorso alle pietre di Satana: “prodigi”, “grandi opere”… che, senza volerlo, mi davano potere agli occhi della gente.
Padre Franco Moretti, mccj