Michele era nato a San Giovanni Rotondo (Foggia) il 30 gennaio 1945. Dopo le scuole medie a Troia (Foggia) e a Sulmona (L’Aquila) e le superiori a Carraia (Lucca), fece il Noviziato (1964-1966) a Gozzano (Varese), dove emise i voti temporanei il 9 settembre 1966. Passò per lo Scolasticato (1967-1970) a Venegono Superiore (Varese), dove emise i voti perpetui e fu ordinato sacerdote il 18 marzo 1970.
Dopo cinque anni di ministero in Italia, un anno a Napoli nell’animazione missionaria e quattro a Bari nella promozione vocazionale e nel GIM, P. Michele fu destinato alla Delegazione del Centrafrica.
In missione
Trascorse un anno a Parigi per l’apprendimento della lingua e nel 1976 partì per il Centrafrica. Per tre anni esercitò il suo ministero missionario come viceparroco di Mongoumba e i successivi sei anni come parroco, e poi anche come superiore locale, a Doba.
Dopo l’anno sabbatico a Roma (luglio 1985-giugno 1986), nella casa della Curia Generalizia, ritornò in Centrafrica dove il 1° gennaio 1987 iniziò il suo ministero di superiore provinciale.
Il 6 marzo 1989 Giovanni Paolo II lo nominò primo vescovo di Doba. Fu consacrato il 21 maggio seguente dal vescovo Matthias N’Garteri Mayadi.
P. Francesco Pierli, Superiore Generale, scriveva al novello vescovo: “Ho pregato per te e per tutti i confratelli del Centrafrica e della recente eretta delegazione del Ciad… Ora che la volontà di Dio si è espressa chiaramente, ti invito a guardare il futuro senza paura e senza tentennamenti. Quando Dio ti chiama, dà il potere di fare quello a cui ci chiama… Ti voglio ripetere due frasi che il Comboni soleva ripetere e che anch’io ogni tanto ripeto in comunione con lui per farmi forza in qualche momento di difficoltà. La prima è: “Manus Dei non est abbreviata” – “La mano di Dio non è oggi meno forte di ieri”. L’altra è: “Audaces fortuna iuvat” – “La fortuna aiuta gli audaci”. Prego che la tua diocesi possa essere missionaria e che tu possa aiutare i vescovi della Conferenza Episcopale alla quale appartieni ad essere missionari, al di là delle proprie diocesi”.
Cenni storici e non solo…
I primi Comboniani erano arrivati in Centrafrica nel 1966 per farsi carico dei rifugiati sudanesi cristiani. L’anno dopo arrivò un altro gruppo di comboniani. Nel 1973 la Direzione Generale decise che bisognava farsi carico di altre missioni. Alla fine del 1975 eresse la Delegazione a Regione e, quattro anni dopo, a Provincia. Lo stesso Capitolo Generale del 1975 accettò l’idea di un’espansione comboniana in Ciad e furono prese in carico due missioni nella diocesi di Sarh e una, Doba, nella diocesi di Moundou. Queste missioni appartennero alla Provincia del Centrafrica fino al luglio del 1989, quando il Ciad divenne Delegazione. Mons. Russo, terminò il suo mandato di superiore provinciale e assunse l’incarico di vescovo della diocesi di Doba.
Riportiamo alcuni dati presentati dallo stesso Mons. Russo in un’intervista (di P. Neno Contran) pubblicata su Nigrizia, nel luglio-agosto 1989.
“La diocesi di Doba effettivamente è nata dalla divisione di quella di Moundou, che con i suoi 54.000 Km2 (superficie equivalente a quella di Piemonte e Lombardia) era difficile da visitare e amministrare. Alla diocesi di Doba è passato un territorio di 28.000 Km2. È un territorio all’estremo sud del Ciad lungo oltre 300 km e largo 90. Gli abitanti sono di varie etnie: ngambay, gor, kabri, ecc. I cattolici sono 96.000… Ora il paese è in pace. Tuttavia, appare sempre più forte l’influenza che l’islam esercita un po’ ovunque. Nei posti-chiave, anche delle regioni dove i musulmani sono in minoranza, vengono messi dei musulmani: trasporti e commerci sono tutti nelle loro mani; praticamente controllano la vita economica… Le priorità per noi sono la formazione dei catechisti e dei responsabili di comunità, cioè di cristiani impegnati nell’animazione, non solo religiosa ma anche sociale e missionaria. È evidente che il futuro di questa Chiesa sta nelle vocazioni ciadiane, maschili e femminili”.
Altri dati ci vengono da Azione Missionaria (febbraio 1992): uno dei maggiori problemi che il vescovo doveva affrontare era la grande mancanza di personale dedito all’apostolato. Per più di 100.000 cattolici presenti nella nuova diocesi, Mons. Russo contava solamente 20 sacerdoti (sette dei quali ciadiani) e 13 missionari, oltre ad una trentina di religiose (7 delle quali indigene). Questa mancanza di personale lo aveva spinto a venire in Europa in cerca di aiuto. Lo stato si era dichiarato ufficialmente laico e questo facilitava il lavoro missionario. “Non possiamo trascurare, però – affermava Mons. Russo – il fatto che l’Islam continui ad avanzare da tutte le parti. Ha nelle sue mani il potere politico, militare ed economico, così come i posti importanti, le prefetture e i commissariati di polizia. Certamente ci resta un lungo cammino da percorrere per introdurre nella liturgia i valori e la ricchezza della sua cultura. È un lavoro che compete soprattutto al clero locale dar valore e promuovere nuove espressioni che manifestino nella liturgia il loro profondo essere africano”.
E in un’altra intervista (13 ottobre 2011) dichiarava: “Secondo un censimento del 1966, i musulmani erano intorno al 43%: un risultato clamoroso in quanto si stimava che i tre quarti della popolazione appartenessero all’Islam… Dialogare con i protestanti è molto più difficile che dialogare con i musulmani: c’è ancora molta chiusura e diffidenza da parte delle comunità riformate, con le solite contestazioni sui santi e sulla Madonna… Durante una guerra non puoi scappare, né lavarti le mani. Ci sei dentro e devi valutare attentamente tutto quello che fai o dici, con molta chiarezza e cautela, stando attenti a non lasciarti fraintendere. Questa mia presenza di 35 anni in Ciad mi ha dato una notevole sicurezza in me stesso: un tempo ero più timido, oggi sono più deciso e se devo dire una cosa, non ho complessi. In fondo anche Nostro Signore sapeva essere molto chiaro e al tempo stesso, rifiutava sempre la violenza… Sull’Africa c’è da troppi anni un silenzio intollerabile. È un Continente ricchissimo in cui quasi tutti vivono nella miseria. Ciò non è accettabile e non è possibile non parlarne!”.
L’espulsione
La missione apostolica di Mons. Russo ebbe duri riscontri per le sue posizioni chiare e la denuncia della situazione nel Paese. Infatti, il 12 ottobre 2012 fu espulso dal Ciad per “attività incompatibili con il suo ruolo”, scrissero le autorità di N’Djamena. In realtà, durante un’omelia pronunciata il 30 settembre, in occasione della festa patronale di S. Teresa, aveva espresso le sue perplessità su come venivano gestiti i proventi petroliferi nel Paese, in particolare sul fatto che la popolazione locale non ne godesse nessun beneficio e continuasse a vivere nell’indigenza. “È un equivoco nato dalla maldestra traduzione della mia omelia – disse in quel frangente Mons. Russo – non era la prima volta che con gli stessi termini, drammatizzati stavolta dalla maldestra traduzione, denunciavo lo stato di cose, spinto dal riferimento al Vangelo e sensibile alla dottrina della Chiesa e ai bisogni del gregge a me affidato”.
In quell’occasione i Comboniani diramarono il seguente comunicato: “Il Padre Generale dei Missionari Comboniani col suo Consiglio esprime, a nome di tutto l’Istituto, solidarietà con Mons. Michele Russo e con la popolazione della Diocesi di Doba, augurandosi che si creino i necessari spazi di dialogo con le autorità del Paese al fine di evitare che l’espulsione di Mons. Russo dal Ciad privi la Chiesa di Doba del suo Pastore”. Nel frattempo Mons. Russo aveva lasciato il Paese.
Il 24 dicembre 2012 un comunicato del Ministro delle Comunicazioni del Ciad gli notificava il permesso di rientrare nel Paese, cosa che fece l’8 gennaio 2013. Poté così riprendere il suo ministero apostolico nella diocesi di Doba. Il caso era stato risolto soprattutto grazie all’efficace e ininterrotta azione diplomatica della Santa Sede.
Il 30 gennaio 2014, Mons. Russo si ritirò dal governo della diocesi per motivi di salute. Tuttavia, per qualche tempo, continuò a risiedere in Ciad pur venendo spesso in Italia, per cure.
Il 12 giugno 2015, il Superiore Generale, P. Enrique Sánchez González, gli scrisse comunicandogli la sua destinazione alla provincia italiana: “Sono consapevole che questa decisione richiede da te una risposta di fede perché significa allontanarti per un po’ dalla missione del Ciad che hai servito per tanti anni con amore, ma penso che il Signore ti accompagnerà e ti darà la forza per capire che la missione continua adesso in un altro modo e con delle esigenze diverse che saprai accettare e vivere con disponibilità e gioia. Pregherò il Signore affinché ti dia la forza e la serenità per continuare con la tua missione, anche se adesso è segnata dalla croce della malattia”.
Il ritorno definitivo in Italia
Rientrato definitivamente in Italia, Mons. Russo ha vissuto i suoi ultimi anni nella comunità comboniana di Milano, dove è morto il 29 marzo 2019.
L’Istituto comboniano ha ricevuto numerosi telegrammi di condoglianze, fra cui quelli del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, del Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e del Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Ciad, Abbé Yves Allangomi Guiralbaye.
I funerali si sono svolti a Milano il 1° aprile e a San Giovanni Rotondo il 2 aprile 2019, dove hanno concelebrato anche il Superiore Generale con tre dei suoi assistenti generali.
Riportiamo alcuni passaggi del loro messaggio: “Noi tutti siamo testimoni del suo amore e della sua passione per la missione, in più occasioni non ha esitato a rischiare la propria vita per la sua gente, per i ciadiani della diocesi di Doba che erano divenuti ormai i suoi figli e figlie spirituali e i suoi fratelli e sorelle in Cristo. Figli e figlie da amare come un padre, da difendere contro i lupi che minacciano la loro vita, da ascoltare, da accogliere e da incamminare verso il Cristo, nostra unica speranza e salvezza. Mons. Michele aveva fatte sue le parole di San Daniele Comboni, nostro Padre e Fondatore: ‘Io ritorno fra voi per non mai più cessare d'essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre...’. Adesso siamo certi che Mons. Russo farà più che mai causa comune con coloro che ha amato dal più profondo del suo cuore, coloro per i quali ha donato tutta la sua vita, e accompagnerà la diocesi di Doba e tutta la Chiesa del Ciad intercedendo presso Dio Padre per il suo amato popolo”.
Da Mccj Bulletin n. 282 Suppl. In Memoriam, gennaio 2020 pp. 42-47