Paolo era nato a Teglio (Sondrio), il 21 marzo 1926, da Antonio ed Eufemia. Entrò nel noviziato dei Comboniani a Venegono (1943-5), dove emise la sua prima professione. Poi fece i primi due anni di scolasticato a Rebbio (Como), un anno a Verona in Casa Madre e tre anni a Venegono, dove il 22 settembre 1950 fece la professione perpetua. Fu ordinato sacerdote il 19 maggio 1951 a Milano dal cardinale Ildefonso Schuster.
Dopo circa un anno a Zahle, in Libano, per lo studio dell’arabo, fu mandato a Khartoum (Sudan) per continuare lo studio della lingua araba (1952-3). Successivamente fu mandato a Mupoi, Sud Sudan, dal 1953 al 1959. Poi, per un paio d’anni andò a Bologna, nella sede provinciale, per la redazione della rivista.
Dal 1961 fino al 2013 ha lavorato sempre in Uganda, in varie missioni: Arua-Ediofe (1961-1976), cattedrale di Gulu (1976-1982), parrocchia di Awach (1982-84), per ministero nelle parrocchie di Opit, Kigumba, Parombo e Kalongo, per il periodo 1984-2013. Imparò così anche diverse lingue, oltre all’italiano, conosceva, come lui stesso elencava, inglese, arabo, kiswahili, zande, alur, acioli, ecc.
P. Filippini ha lavorato davvero come “pietra nascosta”. Abbiamo poche notizie su di lui. Del suo lungo periodo in Uganda, abbiamo solo una lettera, scritta nel 1965 da un suo confratello, P. Giuseppe Calvi (deceduto nel 2011), da cui traspare la confidenza e l’amicizia che legavano i due missionari. Ne riportiamo una parte: “L’ultima volta che ci ha scritto era a casa a Teglio; speriamo che il buon vino della Valtellina le abbia fatto bene. E il suo mal di testa? Quando torna? Se lei crede di poter tornare, stia sicuro che non farò la minima difficoltà, anzi sarò felice che ci venga ad aiutare. Qui ad Angal ci sarebbe da assistere regolarmente i malati dell’ospedale. Ci sarebbe da curare la liturgia e il canto e poi il ministero ordinario qui in missione. Non le daremmo lavori pesanti in safari per non esporla a ricadute. Fra qualche mese P. Fiorante e P. De Tommasi dovrebbero andare a Parombo per aprire la nuova parrocchia. Quindi lei verrebbe a tenerci compagnia e ad aiutarci nel nostro lavoro giornaliero. Sono sempre convinto che se un padre viene a lavorare in missione, anche solo per due o tre anni, vale sempre la spesa che venga; se diventa una questione di denaro per pagare il viaggio solamente, è un insulto alla Provvidenza impedire il bene che si può fare alle anime anche solo in un anno: vale più un’anima salvata che un biglietto d’aereo…”.
Negli ultimi anni, rientrato dall’Africa per motivi di salute, P. Paolo ha vissuto prima nella comunità di Rebbio (Como), e poi di Milano, nel Centro P. Giuseppe Ambrosoli, per cure. È qui che ha ricevuto gli auguri di P. Tesfaye Tadesse, Superiore Generale, per i suoi 75 anni di consacrazione temporanea. I più vicini a lui hanno riferito che trascorreva gran parte delle sue giornate pregando nella cappellina della casa, oppure assorto nei suoi pensieri e nei ricordi dei suoi 93 anni di vita; era sempre sorridente e impaziente di raccontare le sue avventure, mescolate nel tempo e nello spazio e arricchite da molta fantasia.
P. Paolo è deceduto a Milano il 9 aprile 2020: “in punta di piedi, in silenzio, alle porte del Triduo Pasquale, è tornato ad abbracciare il Padre. Il silenzio lo ha sempre contraddistinto: amava i gesti concreti, piuttosto che le tante parole. Quel suo tacere veniva rotto solamente dai racconti della sua esperienza in Uganda. I racconti della sua missione erano racconti densi di volti e di fatiche: dal servizio in ospedale, in particolare nel reparto di ostetricia, fino all’attenzione ai bambini e alle famiglie”
(dal necrologio apparso sul Sito della parrocchia Sant’Eufemia, di Teglio, Sondrio, diocesi di Como)