In Pace Christi

Lampetti Piero

Lampetti  Piero
Data di nascita : 21/02/1933
Luogo di nascita : Mombaroccio (Italia)
Voti temporanei : 09/09/1953
Voti perpetui : 09/09/1959
Data ordinazione : 02/04/1960
Data decesso : 12/02/2025
Luogo decesso : Castel d’Azzano (Italia)

Padre Piero Lampetti (21.02.1933 – 12.02.2025)

Piero nasce a Villagrande, frazione di Mombaroccio (Pesaro), il 21 febbraio 1933. È il secondo figlio di Enrico e Gina Maggioli. Dopo di lui, seguiranno altri tre figli maschi; il terzo è Aldo, nato nel gennaio 1935. Papà Enrico lavora un bel pezzo di campagna a mezzadria, e mamma Gina gli dà una mano. In famiglia vivono anche i nonni: tutti sono sostenuti da una forte fede e la pace vi regna sovrana.

Piero si reca tutte le mattine in chiesa con la mamma per la messa. Durante le vacanze estive, vi incontra puntualmente un ragazzo, Modesto Generali, di 5-6 anni più anziano di lui. A colpirlo profondamente è la devozione con cui lo vede pregare. Viene a sapere che è un seminarista, e gli viene la voglia di seguirlo in seminario. Ne parla a mamma Gina e questa va dalla mamma di Modesto per chiederle dove studi suo figlio. Si sente rispondere: «Presso i missionari comboniani di Pesaro». «Pesaro!», ribatte la signora Gina: «non è neanche tanto lontano da Villagrande». La mamma di Modesto, sorridendole, dice: «Oggi è vicino, certo. Ma quando avrà finito gli studi, se ne andrà in Africa e allora... sarà tremendamente lontano». [Entrato giovanissimo nel seminario di Riccione, Modesto fu ordinato sacerdote a Milano il 12 giugno 1954. Partì subito per le missioni del Messico, dove rimase per 42 anni. È morto il 10 gennaio 2024, a 96 anni].

Un giorno, la mamma di Modesto, in visita al figlio nel seminario di Pesaro, parla al superiore della comunità, padre Pizzioli Carlo, della “nuova vocazione” sbocciata a Villagrande, e questi si affretta a fare visita alla famiglia Lampetti, combinando senz’altro l’entrata di Piero per l’inizio del nuovo anno scolastico. È presente anche il terzo figlio, Aldo, che osa intromettersi: «Anch’io voglio andare a Pesaro con Piero». «E così sia!», dice, sorridendo, padre Carlo.

Il giorno stabilito, mamma e figli percorrono a piedi i 15 chilometri che separano Villagrande da Pesaro. Si presentano a Villa Baratoff. In tasca hanno la lettera del loro parroco che assicura i superiori dell’ottima qualità dei “nuovi candidati”. Alla sera i due fratelli sono portati in due dormitori diversi. «Non possiamo essere separati», dice Aldo con decisione. E spiega: «Abbiamo un unico paio di forbici e una sola spazzola per pulire e lucidare le scarpe». Padre Carlo sorride: «Ottima ragione! Dormirete nello stesso dormitorio e in letti vicini». In quel 1945, la vita è dura in seminario: cibo scarso e molto studio. La mancanza di riscaldamento indolenzisce le mani e le ricopre di geloni. Ma i due ragazzini non si lamentano: hanno imparato che per essere missionari non bisogna aver paura del sacrificio.

In pochi anni, Aldo “supera in velocità” negli studi il fratello Piero e diventa sacerdote nel settembre 1959. Occuperà ruoli importanti sia nella sua missione in Brasile e che nell’Istituto. [Sarà anche amministratore generale. Purtroppo, precederà Piero anche nella morte, a São Paulo in Brasile, il 4 maggio 1993, a soli 58 anni].

Terminati gli esami di terza media nel 1948, Piero è assegnato seminario di Brescia per il biennio ginnasiale. A ottobre 1951 è a Firenze per iniziare il noviziato e il 9 settembre 1953 emette i primi voti religiosi. Per il triennio liceale e i primi studi di filosofia, passa allo scolasticato di Verona, presso la Casa Madre. Qui rimane fino a giugno 1956, quando è inviato alla scuola apostolica che i comboniani gestiscono a Trento come prefetto dei giovani studenti. Per quattro anni, frequenta i corsi teologici presso il seminario maggiore diocesano.

Il 9 settembre 1959, Piero fa la professione religiosa perpetua. Il 2 aprile 1960, è ordinato sacerdote nella cattedrale di Trento, per le mani dell’arcivescovo Carlo de Ferrari, stimmatino. Subito dopo, è inviato a Sulmona (L’Aquila) per l’animazione missionaria, ma anche come economo della comunità. Due anni dopo, nel giugno 1962, parte per l’Uganda. Ha 29 anni. Vi rimane 17 anni, dapprima a Kitgum (1962-72), nel nord, nella diocesi Gulu, e poi a Patongo (1972-79), come parroco, sempre tra il gruppo etnico degli Acholi. Non molto lontano, vive e opera nell’ospedale di Kalongo il dottor Giuseppe Ambrosoli, oggi beato. Padre Piero ne è l’“orgoglioso” confessore.

Sono anni terribili nel paese africano. Nel 1971, il presidente Milton Obote è stato rovesciato da un colpo di stato guidato dal capo dell’esercito Idi Amin Dada. L’anno dopo, Amin ordina agli asiatici non cittadini ugandesi – circa 60.000 persone – di lasciare il Paese, e l’economia nazionale collassa. Nel 1972-72, l’Uganda si scontra con la Tanzania. Nel frattempo, Amin tormenta la nazione con le sue follie tiranniche. Nel 1976, si dichiara presidente a vita. Nel 1978, l’Uganda invade la Tanzania, con l’obiettivo di annettersi la regione di Kagera. Per tutta risposta, la Tanzania invade l’Uganda, unificando le varie forze anti-Amin sotto il Fronte di Liberazione Nazionale dell’Uganda e costringendo Amin a fuggire all’estero. Yusufu Lule s’insedia come presidente, ma è rapidamente sostituito da Godfrey Binaisa. Il paese cade nella guerra civile ed è ridotto alla miseria.

A giugno 1979, padre Piero rientra in Italia per le vacanze con l’intenzione di trattenersi per alcuni anni. Ne parla a padre Salvatore Lafita, superiore generale, il quale gli invia una lettera ufficiale in cui scrive: «I superiori della provincia italiana sono più che contenti di accoglierti in patria, certi che la tua presenza sarà utile per te, per una ripresa spirituale e culturale di rinnovamento, ma anche per le nostre case d’Italia, per la tua esperienza e per tutto quello che potrai dare a vantaggio della formazione e dell’animazione missionaria. Pertanto, ti assegno all’Italia dal 1° marzo 1980».

Padre Piero è assegnato alla comunità di Pesaro per il ministero di animazione missionaria. Presto diventa anche superiore della comunità. Ci rimarrà fino al 1993. Durante questi anni, Villa Baratoff cessa di essere “scuola apostolica” per la formazione di futuri missionari per diventare centro di formazione permanente e luogo di incontri per gruppi giovanili e non, di esercizi spirituali per i comboniani e per altre realtà sociali ed ecclesiali della regione Marche.

A lavori di ristrutturazione terminati, padre Piero passa a Lucca, dove gli è affidata la vicina rettoria. Si dedica con passione al ministero e all’accompagnamento spirituale delle persone che frequentano la comunità comboniana, che si distingue dalle altre parrocchie per la presenza costante di qualche sacerdote sempre disponibile all’ascolto e all’accoglienza di chi bussa alla porta. Qui padre Piero riceve la notizia della morte del fratello Aldo.

Nel marzo 1995, padre Piero riceve dal superiore generale, padre David Glenday, la lettera di assegnazione alla London Province. Il 1° luglio è a Londra, nella casa di Dawson Place, incaricato dell’animazione missionaria. Da gennaio 1997 è a Sunningdale, nella contea di Berkshire, sempre con lo stesso incarico: celebra le giornate missionarie nelle parrocchie, raccontando la missione comboniana e sensibilizzando le persone a collaborare con le attività missionarie nel mondo.

A dicembre 2001, rientra in Italia per motivi di salute. La direzione generale si affretta ad assegnarlo alla provincia italiana dal 1° gennaio 2002. Padre Piero, quindi, torna alla sua cara Pesaro, dapprima in convalescenza, poi come membro attivo della comunità locale. Vi rimarrà per 20 anni, fino a quando, nel gennaio 2022, è costretto a trasferirsi al Centro “Giuseppe Ambrosoli    ” di Castel d’Azzanno. Qui si spegne nel Signore il 12 febbraio 2025, circondato dall’affetto dei confratelli e dalle cure del personale medico.

Nella cerimonia del suo funerale, padre Giovanni Munari, il responsabile della comunità, dice: «Padre Piero ha sempre mantenuto un bel ricordo dei confratelli e della gente incontrati in Uganda. Confessava candidamente di aver avuto a volte difficoltà a capirli, ma si affrettava ad aggiungere di averli sempre amati di tutto cuore. Il suo volto si illuminava anche quando tornava con la memoria ai molti anni trascorsi a Pesavo, dove aveva coltivato rapporti e amicizie che l’hanno accompagnato fino alla fine della sua vita».

Padre Giovanni continua: «Che tipo di persona era Piero? Non era un intellettuale, né gli piacevano i grandi e fioriti discorsi. E neppure lo attiravano le belle discussioni, anche quelle di stampo teologico. Attraversò la fase del Concilio Vaticano II a modo suo, cogliendone forse l’aspetto più importante, cioè quello di un rinnovamento che doveva avvenire prima di tutto nel cuore delle persone e che consisteva nel liberarsi da tanti fronzoli del passato per ridare centralità alla vita e a tutto quello che l’accompagna […] Piero si è distinto per la dolcezza, la bontà d’animo, il carattere sempre accomodante e positivo. Amava stare con le persone, soprattutto in famiglia, con i fratelli, i nipoti e gli amici. Da buon pesarese, amava il mare, gli piaceva il pesce, apprezzava la buona cucina e lo stare insieme».

Dopo aver ringraziato la famiglia Lampetti «per averci dato Piero e Aldo e per esserci stati vicini in moltissime occasioni» e, in particolare Emanuela, «per come ha accompagnato lo zio, assieme ai nipoti», conclude: «Come una nave che solca l’oceano e scompare all’orizzonte, padre Piero lascia dietro di sé una lunga scia luminosa. È una scia di gratitudine, di affetto, di riconoscenza e di nostalgia. Ma a che serve la vita se non a cercare il bene e a spargerlo a piene mani?».

I parenti hanno voluto che padre Piero riposasse nella sua terra, le Marche. Pertanto, il 21 febbraio (giorno del suo compleanno), a Fano, nella chiesa di San Cristoforo, è celebrata una messa di settima, alla presenza di alcuni sacerdoti, parenti, amici e laici comboniani di Pesaro e Fano.