Padre Elio Benedetti (27-11-1928 – 21.06.2025)
Elio nasce a Teaio, frazione di Segonzano (Trento), il 27 novembre 1928, in una terra che nel corso del Novecento ha donato alla Chiesa molte vocazioni missionarie, anche comboniane. Cresciuto in una grande famiglia patriarcale, trova nei genitori figure decisive: il padre Davide è un uomo mite e aperto, mentre la madre Emma è una presenza forte e discreta. Primo di cinque figli, Elio mostra presto sensibilità religiosa e un talento irresistibile per la musica.
Fin da bambino respira il clima missionario grazie ai missionari comboniani che trascorrono le estati in una casa della famiglia Benedetti presa in affitto, accanto al santuario della Madonna dell’Aiuto. Elio è letteralmente circondato dai missionari per vari mesi all’anno. È come se la sua grande famiglia, a un certo punto, si sia dilatata per diventare una vera comunità comboniana. Da anziano, dirà: «Mi basta chiudere gli occhi per vedermi portato, ancora bambino, sulle spalle da quei missionari, aggrappandomi alle loro generose barbe come fossero redini. Forse fu per questo che non so dare una data precisa al mio voler diventare sacerdote: la mia vocazione era nata nel grembo di mia madre e divenne molto presto una chiamata alla missione».
A otto anni Elio già si cura della cappella di Teaio e vi guida il rosario. Nel frattempo, cresce in lui la passione per l’organo e per il canto liturgico. Nel 1939 entra nella scuola apostolica dei comboniani a Muralta (Trento) e si adatta con fatica agli studi, tra qualche insuccesso scolastico e periodi di ritorno in famiglia, ma con una certezza incrollabile: «In un modo o nell’altro, diventerò prete comboniano».
Durante la guerra (1938-45), il seminario è trasferito a Fai della Paganella, dove Elio e gli altri “apostolini” vivono accanto ai militari tedeschi e patiscono freddo e privazioni. Con lui c’è anche il fratello Fausto, sostegno prezioso in quegli anni difficili. Verso la fine del conflitto, mentre Trento subisce pesanti bombardamenti, Elio sperimenta anche i rischi della guerra, trovandosi sotto il fuoco incrociato tra partigiani e soldati tedeschi in ritirata.
Percorso formativo – Finita la guerra, Elio torna con i compagni a Muralta, tra le macerie del seminario bombardato. Sono anni difficili, ma lui li vive con curiosità e spirito avventuroso. Una malattia lo riporta per breve tempo in famiglia, per poi riprendere il cammino formativo nel Piccolo seminario di Brescia, per la quarta e quinta ginnasio, dove scopre nuove doti creative: dall’elettricità agli allestimenti per feste parrocchiali. Il suo talento musicale e tecnico diventa sempre più uno strumento di servizio alla comunità.
Il noviziato a Firenze – iniziato nell’agosto 1947 – lo segna profondamente: lavoro duro, preghiera, studio e soprattutto musica, coltivata con passione e incoraggiata dai formatori. Si dedica al canto gregoriano con tale impegno da meritare la lode negli studi.
Il 9 settembre 1949 emette i primi voti religiosi e passa allo scolasticato filosofico di Rebbio (Como) per la seconda e terza Liceo. Nel 1951 è a Brescia per i primi corsi di teologia – sempre intrecciando teologia e musica –, e infine a Muralta-Trento, come prefetto dei giovani seminaristi, mentre continua i corsi teologici al seminario superiore diocesano. Parallelamente, perfeziona gli studi di musica al conservatorio di Bolzano, diplomandosi in pianoforte con il massimo dei voti, pur tra le resistenze dei superiori. Convinto che l’ascolto personale sia più fruttuoso delle prediche, si guadagna la stima dei ragazzi, che vedono in lui una guida vicina e comprensiva. Per l’ultimo anno di teologia è trasferito a Venegono Superiore, dove fa la professione religiosa perpetua il 9 settembre 1955.
Il 26 maggio 1956 è ordinato sacerdote dal card. Giovanni Battisti Montini, futuro Paolo VI. Subito dopo è nominato vicerettore del seminario di Trento, dove trasforma la musica in una vera e propria pedagogia: crea cori, compone mottetti e operette che raccontano le emozioni dei giovani, e con i suoi seminaristi partecipa a eventi di rilievo, fino a cantare nella Chiesa di Pietro durante un raduno nazionale.
Nel 1962 è trasferito a Rebbio, dove guida una comunità di 120 ragazzi. Anche lì la musica diviene strumento educativo e consolatorio: con empatia e sensibilità, sa curare la nostalgia e le fragilità dei più piccoli. Intanto approfondisce studi di composizione con il noto maestro di musica Luigi Picchi e vive da vicino le discussioni del Concilio Vaticano II sulla musica liturgica, contribuendo lui stesso con nuove composizioni. Conse-gue anche la laurea in psicologia pedagogica all’Università Cattolica, arricchendo la sua funzione di formatore.
In Messico – Nel luglio 1965, padre Elio parte per il Messico. Con la nave “Raffaello” arriva a New York e poi, attraversando gli Stati Uniti, raggiunge Città del Messico. Viene subito destinato al seminario di San Francisco del Rincón, dove trova giovani seminaristi simili a quelli italiani per età e formazione morale, ma immersi in una cultura profondamente segnata dalla storia religiosa del Messico. È ancora viva la memoria della “Guerra Cristera” degli anni Venti, durante la quale forse 100.000 cristiani e sacerdoti sono stati perseguitati e martirizzati. Il Messico degli anni Sessanta è un paese ricco di vocazioni sacerdotali: numerosi giovani scelgono di diventare sacerdoti e l’atmosfera è permeata di entusiasmo e di speranza per il futuro.
Padre Elio si dedica all’insegnamento della musica. Costituisce un coro di seminaristi che diventa presto noto al di fuori della cittadina, tanto che i giornali lo soprannominano “il mago della musica”. I suoi concerti raggiungono anche il prestigioso Teatro de Bellas Artes di Città del Messico. Sebbene molto impegnato all’attività musicale, padre Elio gestisce tutte le incombenze legate alla vita del seminario: gestione economica della struttura, cura degli orti e degli animali, la ricerca di fondi per il sostentamento della folta comunità. Questi impegni, uniti a un ritmo di lavoro intenso, cominciano a incidere sul suo fisico e sul suo benessere psicologico, inducendolo a fumare e a dimagrire visibilmente.
Bassa California del Sud – La Paz – Nel luglio 1970, padre Elio è trasferito a La Paz, nella Bassa California del Sud, dove diventa rettore del seminario diocesano su richiesta di mons. Giovanni Giordani, comboniano, primo prefetto apostolico dell’allora territorio della Bassa California. Nonostante la stanchezza accumulata negli anni precedenti, accoglie il nuovo incarico con entusiasmo. Il clima desertico, la vicinanza all’Oceano Pacifico e la comunità più ridotta e gestibile gli permettono di affrontare il lavoro con maggiore serenità. Dedica attenzione ai giovani seminaristi, curando sia la loro formazione spirituale che umana attraverso conferenze, preghiere quotidiane, sport e musica. Nello stesso tempo, svolge il ministero nelle parrocchie locali, incontrando le famiglie e partecipando attivamente alla vita delle comunità cristiane.
Ritorno in Italia – la FATMO – Alla fine del 1975, padre Elio deve rientrare in Italia a causa di un esaurimento fisico e nervoso (oggi definibile come burnout). Sebbene la sua salute sia compromessa, il suo spirito rimane intatto. Dopo un periodo di recupero a Pordenone, si dedica all’animazione missionaria, organizzando incontri e conferenze sulle attività missionarie comboniane.
Nel 1976 è trasferito a Verona, alla comunità del Centro Comboni Multimedia, dove fonda la Finestra Aperta sul Terzo Mondo (FATMO). Si tratta di un progetto pionieristico di comunicazione missionaria attraverso le radio locali libere, che gli consente di diffondere notizie, cultura e musica dei paesi emergenti, valorizzando aspetti positivi spesso trascurati dai media tradizionali. Costruisce personalmente uno studio di registrazione professionale, curando ogni dettaglio tecnico e contenutistico. La FATMO arriva a produrre oltre duemila programmi radio, trasmessi da trecento emittenti in tutta Italia.
Trento, Arco, Brescia, Verona e Castel d’Azzano – Nel luglio 1987, padre Elio è assegnato alla rettoria di Trento. Vi rimane per due anni. Nel luglio 1989 è nella casa di Arco di Trento, dove vive serenamente, dedicandosi alla scrittura e alla poesia. Qui raccoglie memorie, aneddoti e riflessioni in un volume intitolato Sinfonia di Poemi, un’opera che testimonia la sua vita intensa e le sue esperienze missionarie.
Nel gennaio 1999 è trasferito a Brescia, dove continua a raccontare, ricordare e condividere la sua esperienza con gli altri confratelli. La sua vena creativa e la curiosità intellettuale non si affievoliscono mai, nonostante l’età avanzata.
Nel maggio 2003, torna a Verona, presso la comunità degli ammalati del Centro “Fratel Viviani”. Qui vive in serenità, coltivando rapporti affettuosi con i familiari e i confratelli, dedicandosi alla musica e al pianoforte, che diviene la sua forma di preghiera quotidiana e di consolazione spirituale. La sua energia creativa e la sua dolcezza lo fanno un punto di riferimento cercato da tutti.
Nel giugno 2015 padre Elio è trasferito al Centro “Fr. Alfredo Fiorini” a Castel d’Azzano, dove affronta con serenità le difficoltà legate all’età e alla salute. Continua a essere presente e attivo nella comunità, mantenendo il buonumore e la generosità che lo hanno sempre contraddistinto. Si spegne con serena calma e dignità il 21 giugno 2025, lasciando un’eredità spirituale, culturale e missionaria che continuerà a ispirare familiari, confratelli e quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Il pomeriggio del 24 giugno, in un radioso tramonto estivo, il suo corpo è restituito alla terra e la sua anima riconsegnata alle braccia di Dio Padre. Ora è sepolto nel cimitero che custodisce le spoglie di altri missionari comboniani, originari di questo territorio trentino così prodigo di vocazioni missionarie.
(Padre Donato Benedetti, mccj)