Giuseppe, conosciuto da tutti come “Peppo”, nasce a Casatenovo, provincia di Como, il 10 marzo 1948. Frequenta le scuole elementari in paese, poi si iscrive alla scuola secondaria di avviamento professionale, dove ottiene il diploma nel settembre 1962.
L’anno successivo, la famiglia si trasferisce a Milano, dove sta sorgendo una nuova parrocchia, dedicata agli Angeli Custodi. Benché solo quattordicenne, Peppo trascorre tutto il suo tempo libero nel nuovo oratorio: per oltre 15 anni svolgerà un vero e proprio servizio di “assistente d’oratorio”, non sdegnando di fare anche il sacrestano. Un sacrestano “tutto fare”, a dire il vero. Nel gruppo giovanile della parrocchia si fa promotore e animatore di incontri mensili per lo studio dei documenti del Concilio Vaticano II. Frequenta corsi offerti dalla diocesi per la preparazione della liturgia domenicale, diventandone un vero e proprio “esperto”. Ed è sempre il primo a farsi carico anche dei lavori manuali necessari. Arriverà presto ad essere chiamato scherzosamente “motore perpetuo”.
Tutti i ragazzi (e anche i loro genitori) guardano a lui come “guida e riferimento”, perché in oratorio sa essere per tutti compagno di giochi, di incontri di preghiera e di campeggi estivi.
Nel 1973, grazie all’iniziativa di Peppo, nasce il Gruppo missionario parrocchiale, con l’impegno di un vero e proprio gemellaggio – durato parecchi anni – con padre Bruno Maccani, missionario comboniano in Etiopia, nella missione di Fullasa, tra il gruppo etnico dei sidamo. E proprio da quando ha conosciuto padre Bruno, anche Giuseppe desidera diventare comboniano. Nel 1977 è a Venegono per un incontro Gim. Ne rimane entusiasta. Non ne perderà neppure uno per un intero anno. E a giugno 1979 inizia il noviziato a Venegono.
Al termine di questa seconda tappa del percorso formativo, il giudizio è lusinghiero: «Ha una personalità matura. È sensibile alle persone. Gode di un carattere trasparente. Porta avanti i suoi impegni con molto senso di responsabilità… È assetato di vivere e testimoniare nella gioia la sua fede… Forte è il suo bisogno di aggiornarsi sulle problematiche della missione e non si lascia sfuggire l’occasione di saperne di più sulla “missione specifica del fratello” e sul suo particolare stile di lavoro. Il suo senso pratico, la sua sorprendente capacità di apprendere e le sue esperienze passate gli permettono di essere polivalente nelle sue prestazioni».
Il 6 giugno 1981 fa la sua prima professione religiosa. A luglio è già a Elstree, in Inghilterra, per lo studio dell’inglese, che apprende bene e in fretta. A giugno 1982 si prende il certificato di lingua inglese all’Università di Cambridge. Nel frattempo, ha continuato i corsi di falegnameria e meccanica presso un istituto tecnico. È pronto per lo scolasticato.
In agosto 1982 è al Centro Internazionale dei Fratelli, da poco aperto a Gilgil, in Kenya. Si butta nello studio del kiswahili, per non doversi limitare ai corsi di specializzazione offerti nel Village Polytechnic, svolti in lingua inglese. Lui vuole anche andare nei villaggi, incontrare gente, partecipare alla vita delle comunità cristiane, e vuole conoscere la lingua che tutti parlano.
Quando gli viene chiesto di esprimere la sua opzione per il futuro campo di missione, sceglie il Sud Sudan e vi è destinato dal 1° gennaio 1984. Per la cerimonia dei suoi voti perpetui la comunità di Juba opta per la Festa del Sacro Cuore, il 26 maggio 1987.
Nel luglio 1988, fratel Peppo è assegnato alla comunità di Wau, come economo della comunità e delle diverse istituzioni sanitarie e educative presenti nella vastissima parrocchia. In poco tempo, si inserisce con ammirevole dedizione nei vari lavori affidatigli anche dalla diocesi: direttore del Development Office, aiutante nell’amministrazione diocesana e responsabile delle officine sparse nelle diverse missioni. Il 1° gennaio 1990 è eletto consigliere provinciale; sarà rieletto anche nel 1993.
A settembre 1991, è a Roma per il Capitolo Generale, come rappresentante dei fratelli della sua macroregione. Sente discorsi che lo agitano alquanto: si parla di un suo rientro nella provincia d’origine. Infatti, nel marzo 1992, padre David Glenday, il nuovo superiore generale, invia a fratel Giuseppe la lettera ufficiale in cui lo assegna alla Provincia dell’Italia dal 1° luglio 1992.
A luglio 1992, fratel Giuseppe è già a Verona, pronto a prendere le consegne da fratel Bruno Guardini. S’inserisce velocemente nel nuovo lavoro. Ha il suo modo di fare, ma i servizi della procura non registrano alcun calo, anzi… I confratelli di Casa Madre lo hanno accolto a braccia aperte e non hanno impiegato molto a scoprire le qualità del nuovo arrivato.
Spesso e volentieri, durante i fine settimana, fratel Giuseppe fa una fuga a Milano a trovare le sorelle e trascorrere un po’ di tempo in parrocchia. E lui racconta, ragguaglia sulla situazione del Sudan. Incontra il gruppo missionario al quale presenta sempre nuovi piccoli progetti da sponsorizzare. E per il loro amato “motore perpetuo”, tutti i parrocchiani sono pronti ad attivarsi. Il lunedì, puntualmente, invia un messaggio ai confratelli a Wau con la notifica: «Progetto accolto e approvato. Iniziate pure. Fondi assicurati».
A gennaio 1996, fratel Giuseppe è eletto consigliere provinciale. Lo rimarrà fino a ottobre 1999, quando lascia anche l’ufficio di procuratore provinciale per recarsi a Germiston, in Sudafrica, per partecipare all’Anno Comboniano di Formazione Permanente, fino a giugno 2000. Ed è a Germiston che, nel marzo 2000, riceve la lettera del superiore generale, padre Manuel Augusto Ferreira, che lo destina alla provincia di Khartoum a partire dal 1° luglio dello stesso anno.
Da Germiston passa direttamente alla capitale sudanese, dove è accolto al Comboni College per lo studio dell’arabo: lo impara quel tanto che gli consente di comunicare (continuerà a studiarlo fino a possederlo abbastanza bene). La fama di bravo amministratore l’ha preceduto anche a Khartoum. Già ad aprile 2001, il vescovo lo vuole come membro del Commissione diocesana di controllo delle finanze. A luglio 2001, il consiglio provinciale lo nomina economo e procuratore provinciale, e si sposta alla casa provinciale. A marzo 2003, il superiore generale lo nomina membro del Consiglio Generale dell’Economia, per l’Africa anglofona e il Mozambico.
Per ben otto anni, fratel Giuseppe gestisce il difficile compito di tenere le relazioni fra le diverse comunità comboniane che operano nel vasto territorio, di seguirne i progetti e di occuparsi dei movimenti dei missionari e dei loro rapporti con le autorità locali e con varie organizzazioni umanitarie, non solo religiose.
A novembre 2008, il consiglio provinciale di Khartoum lo assegna alla parrocchia di Wau, come economo locale, ma il vescovo Rudolf Deng Majak lo richiede immediatamente come amministratore diocesano. A dicembre 2010, il consiglio provinciale accetta la richiesta del vescovo di Wau di estendere per altri due anni il servizio che fratel Giuseppe sta prestando alla diocesi. Il primo luglio 2011, è riconfermato amministratore della diocesi di Wau fino al 31 dicembre 2013.
Il 1° gennaio 2014, è chiamato a Juba, la capitale del nuovo stato, presso la Comboni House, che funge da sede provinciale, in veste di economo e procuratore provinciale, servizio che ricopre fino a fine 2020 in maniera eccellente. A giugno 2022, è di nuovo nominato membro del Consiglio generale dell’Economia per l’Africa anglofona e il Mozambico. A luglio, l’arcivescovo di Juba lo vuole come membro del Consiglio di Ecomonia della diocesi.
A gennaio 2024, fratel Giuseppe non sta bene. Il vescovo e i confratelli lo invitano a rallentare il ritmo dei lavori. Lui promette, ma non mantiene. Il 23 aprile, dice di non sentirsi bene. Il superiore della comunità, padre Gilingere Limingere Lwanga, lo porta all’ospedale. Ha la febbra alta. Si fa il test della malaria: positivo. Gli vengono somministrati antimalarici, ma la febbre non accenna a diminuire. Due giorni dopo, entra in uno stato di incoscienza. La mattina del 24, verso le ore 5.20, muore.
I funerali sono celebrati il 27 aprile nella Cattedrale di Wau, presieduti da mons. Matthew Remijio Adam Gbitiku. Dopo la funzione, la radio-web diocesana chiama a raccolta la popolazione cittadina presso il cimitero del quartiere di Lokoloko, dove la salma è tumulata accanto alle tombe di numerosi comboniani morti nella diocesi di Wau.
Il 26 maggio, nella parrocchia milanese degli Angeli Custodi viene celebrata la messa di trigesimo, presieduta padre Fabio Baldan, superiore provinciale dell’Italia. (Padre Franco Moretti, mccj)